Mario Sechi su Libero parla di ‘cassa reale e cassa immaginaria’: “È tempo di manovra economica – scrive il direttore – e il generatore automatico di titoli indignati della sinistra già lavora a pieno ritmo.
La legge di bilancio ancora non c’è, ma il Pd non ha neanche bisogno di leggerla, sa già cosa accadrà, forse perché ha una certa esperienza nel furto con scasso della contabilità nazionale, basta pensare alla finanza creativa del superbonus, dei sussidi a pioggia, del reddito di cittadinanza.
Ieri l’esercito di Schlein si è esibito sul tema delle accise, dimenticando un dettaglio: c’è un emendamento di Elly Schlein alla manovra dello scorso anno che suggerisce proprio di intervenire sui carburanti.
È il classico testacoda dei demagoghi del salario minimo (che non risolve il problema del salario reale), del posto fisso (avendolo prima reso mobile con la riforma di Tiziano Treu e dei suoi successori).
Gratta gratta, si arriva alle conclusioni di Silvio Berlusconi: «Sono sempre i soliti comunisti».
E dunque – osserva Sechi – bisogna cercare il colpevole che è il capitalista, naturalmente quando il capitale non è nelle tasche della sinistra, il che accade quasi sempre nelle società avanzate dove il progressismo va a braccetto con l’alta finanza e la bassa manovalanza.
La grande differenza oggi tra destra e sinistra è proprio sul tema dei ricchi e poveri, provate a immaginare in mondo dove ‘hanno vinto i poveri’ sarebbe il trionfo dell’indigenza, una società di eguali così eguali da essere senza avvenire.
Il capitalismo si basa sul profitto e l’estremismo nell’applicazione dei modelli redistributivi conduce non a più benessere, ma a più povertà.
Quello che manca alla società italiana è un modello competitivo che premia i migliori e sprona chi è indietro a farsi avanti, a guadagnare, soprattutto a guadagnarsi una vita migliore.
Nel centrodestra a volte non mancano travestimenti da socialismo reale, ma ha abbastanza anticorpi per non cadere nella trappola dello straccionismo, che tanto piace a quelli che vivono negli attici criticando i consumi perché tanto loro hanno già consumato”.
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