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Ecco il monito di Savona sui rischi legati al via libera sul bitcoin | L’analisi

È legittimo chiedersi se la tormentata autorizzazione (intralciata dal falso messaggio) dell’americana Sec all’emissione del primo Etf sul bitcoin sia l’inizio di una netta inversione della posizione dell’authority nei confronti dei bitcoin e delle altre criptovalute.

Fino a pochissimo tempo fa erano demonizzati come strumenti per la commissione di reati e ora, sia pure con l’ibridazione degli Etf, avviati su di un percorso di riabilitazione, fino all’evocazione, da parte di qualche commentatore, della possibilità di poter assumere, di questo passo, la configurazione di oro digitale quando prima erano solo uno strumento di riciclaggio.

Risuonano ancora gli allarmi lanciati dalla segretaria al Tesoro Usa, Janet Yellen, definendo il bitcoin come estremamente inaffidabile, suscettibile di influenzare negativamente l’azione di contrasto del riciclaggio e la fuga di capitali.

Numerosi sono stati poi gli interventi di diverse autorità in campo internazionale, non solo per mettere doverosamente in guardia contro i rischi di investire in generale nelle criptovalute, ma, prima ancora, sulla possibilità di ritenere il bitcoin una moneta invece di uno strumento finanziario assolutamente rischioso.

La decisione della Sec, quale ne sia la portata, rilevante o di minor livello, un cambiamento netto lo segnala, sia pure con la motivazione che ciò avviene con la protezione degli Etf.

Dovremo osservare la reazione dei mercati, non solo di quello americano, pur essendo per ora possibile operare con questo strumento solo negli Usa.

Ma ciò ripropone l’esigenza di imboccare una linea chiara in Italia e nell’Unione in questa materia.

In un intervento di poche righe pubblicato ieri su MF il presidente della Consob, Paolo Savona, ha chiarito magistralmente i termini del problema e le possibili vie di soluzione.

Come è noto, Savona è stato il primo a suo tempo a porre la questione del modo in cui affrontare l’innovazione in questione, guardando, da un lato, alla tutela dei risparmiatori-investitori e, dall’altro, agli impatti sul governo della moneta, cioè della politica monetaria.

Poi ha continuato a insistere su questa materia con approfondimenti, con scritti e con la partecipazione istituzionale all’adozione delle per ora, di necessità molto limitate, misure adottabili dalle Autorità monetarie e finanziarie.

Oggi Savona dice icasticamente che legislatori e regolatori – ovviamente non solo in Italia, ma innanzitutto in Europa e pure a livello internazionale, data l’impossibilità di racchiudere il fenomeno entro confini nazionali o di un’area pure molto estesa ma non certo non scavalcabile – hanno due possibilità: o lasciare liberi gli operatori di mercato di creare e scambiare le criptovalute, nella piena consapevolezza dei rischi e delle conseguenti responsabilità, oppure ricondurre lo specifico mercato a una configurazione legale, quindi affrontando il tema delle tecnologie contabili decentrate in connessione con la moneta legale.

un programma, sul quale diverse altre volte il presidente della Consob è intervenuto, che sale per i rami e tocca pure le funzioni della banca centrale, a maggior ragione se si arriverà all’emissione dell’euro digitale.

Per usare un termine che sta diventando di moda, occorrono, insomma, una visione e un piano olistici.

Si potrebbe pensare, per un sia pure molto lontano parallelo, richiamato per l’innovazione che incarnava un passaggio d’epoca, se non alla nascita in Italia delle diverse banche centrali, all’unificazione dell’emissione nel 1926.

Ciò che invece Savona vede con forti perplessità, se non con contrarietà, è l’ibridazione tra vecchie e nuove monete, vecchi e nuovi strumenti finanziari per gli impatti che avrebbe sul mercato finanziario e sul suo funzionamento.

Le misure normative sinora avviate in materia a livello europeo costituiscono un passo avanti – se ci si ferma al “meglio questo che niente” – ma non corrispondono a quella condivisibile esigenza rappresentata da Savona di una impegnativa programmazione istituzionale che muova da una piena conoscenza della materia: non soddisfa il necessario olismo in questo campo.

La decisione della Sec è anche una sveglia per le altre autorità nei diversi Paesi e aree.

Sarebbe importante cominciare con il conoscere una reazione della Banca d’Italia all’innovazione che si prospetta e quella delle autorità europee.

La modifica introdotta dalla Sec è tale che richiede una trasparente posizione delle richiamate autorità.

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