Come sottolinea sul Corriere della Sera Angelo Panebianco, Israele è l’unico Stato al mondo a costante rischio di distruzione fin dalla sua costituzione nel 1948.
Per la sua radicale diversità, culturale e istituzionale, rispetto ai suoi vicini.
Ha resistito fin qui grazie all’appoggio americano e alla determinazione degli israeliani.
Ciò significa che non ci sarà mai pace in Medio Oriente fin quando Israele non smetterà di sentirsi minacciato nella sua esistenza.
Dopo avere neutralizzato a più riprese gli assalti degli arabi(sunniti), dal 1979, anno della rivoluzione khomeinista, ha trovato nell’Iran sciita il suo nemico più determinato.
La distruzione di Israele è, fin dall’inizio della loro avventura politica, obiettivo degli Ayatollah.
Pertanto, fin quando il regime degli Ayatollah durerà, potranno esserci fra Israele e l’Iran (e i gruppi che l’Iran controlla) tregue più o meno precarie.
Ma non potrà mai esserci pace.
Gli Accordi di Abramo e, ancor più, i comportamenti degli attori regionali nell’attuale conflitto, lasciano intendere che alcuni dei principali governanti del mondo sunnita siano ormai decisi a una completa normalizzazione dei loro rapporti con Israele.
Però la cautela è d’obbligo.
Oggi i governanti di quei Paesi temono soprattutto l’Iran.
Se, causa un cambiamento di regime, l’Iran cessasse di essere per loro una minaccia, non è detto che non riaffiorerebbe l’antica ostilità per Israele.
Forse, se cambierà la natura di certi protagonisti (Iran in testa) si apriranno prospettive nuove in Medio Oriente.
Se gli attori presenti in quel momento — tutti, democrazia israeliana compresa — saranno capaci di non sprecare l’occasione (e se le potenze esterne contrarie alla pacificazione dell’area non riusciranno a interferire) si aprirà un processo dalle conclusioni inedite, un cambiamento davvero rivoluzionario: il venir meno della preoccupazione di Israele per la propria sopravvivenza, la sua definitiva accettazione da parte dei principali attori regionali.
Se questo accadesse, potrebbe prima o poi verificarsi anche ciò che oggi non appare possibile (e che venne rifiutato dai Paesi arabi nel 1948): la nascita di uno Stato palestinese in grado di vivere pacificamente accanto allo Stato di Israele.
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