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Ecco che cosa si aspetta Macron dal giovane primo ministro Attal | L’analisi di Guido Salerno Aletta

A Parigi, Emmanuel Macron gioca l’ultima carta che ha in mano: vira a sinistra e cambia ancora cavallo, nominando premier ministre Gabriel Attal, 34 anni, come successore di Elizabeth Borne, dimessasi soprattutto dopo essersi logorata nella lunga battaglia politica e sociale che ha combattuto per far passare la riforma pensionistica, fino a inciampare di recente sulla procedura di approvazione della legge sull’immigrazione, passata all’Assemblea Nazionale con il voto determinante dei Repubblicani e del Rassemblement Nazionale, mentre la compagine governativa si sfarinava. Dall’inizio della legislatura Borne era andata avanti così, senza una vera maggioranza parlamentare alle spalle, dovendo mettere sempre in gioco la responsabilità del governo, sfidando una mozione di censura dopo l’altra.

Sarà dunque Attal, che nasce tra i Socialisti e che è stato dapprima Portavoce del governo ai tempi di Castex e poi ministro dell’Istruzione e della gioventù con Borne, a doversi confrontare sin dalle prossime elezioni europee con l’altro astro nascente della politica francese, Jordan Bardella, Presidente del Rassemblement National dal novembre del 2022, eurodeputato e vicepresidente del gruppo Identità e Democrazia al Parlamento europeo, e che a settembre prossimo di anni ne compirà ancora solo 29.

È un momento di crisi di immagine, prima ancora che politica, per il presidente Macron che in questa legislatura non può più contare sulla maggioranza assoluta all’Assemblea Nazionale, con il governo sopravvissuto solo per via dell’inconciliabile antagonismo tra la sinistra di Jean-Luc Melenchon e la destra di Marine Le Pen.

La scelta di Attal ha una duplice chiave: se la prima è di immagine, quella decisiva sarà tutta politica. Sin dal primo mandato presidenziale, infatti, Macron ha visto progressivamente usurarsi la capacità di anteporsi mediaticamente ai suoi primi ministri, pur intervenendo sempre su ogni questione e imponendo la sua linea politica: subendo la popolarità di Eduard Philippe è ricorso al meno scintillante Jean Castex; subendo la impopolarità di Borne, ora ricorre al più fascinoso Attal. Una scelta, questa, che non gli spiana la strada verso la candidatura alle presidenziali del 2027, a cui avrebbe invece ambìto il ministro dell’economia Le Maire e che vedrà in lizza per la terza volta Marine Le Pen, per questo ritrattasi dalla guida del partito.

La premiership di Attal si conforma alla strategia del barcamenarsi che è tipica di Macron: da una parte prefigura una sterzata a sinistra, cercando di rosicchiare voti alla scricchiolante compagine Nupes; dall’altra ha come obiettivo recuperare consensi a destra, ad esempio ripristinando la tradizionale severità della scuola francese. Da ministro dell’istruzione, Attal aveva preannunciato che in tutte le classi della scuola media i professori avrebbero ricevuto la raccomandazione di bocciare gli allievi troppo indietro negli studi, perché “è meglio ripetere l’anno e sistemare le lacune che portarsele dietro per tutto il percorso scolastico”; e inoltre, che l’esame di licenza media dovrà tornare a essere impegnativo per accedere al liceo.

Sarebbe questa la cura dopo il crollo nei livelli di apprendimento registrato nell’ultimo triennio: secondo il rapporto Pisa, riguarda tre materie fondamentali, matematica, comprensione del testo e scienze. In matematica, in particolare, il rendimento degli alunni francesi è sceso di 21 punti dal 2018 a oggi. Anche un’altra proposta di Attal, quella di introdurre una divisa scolastica uguale per tutti, guarda a destra: l’intento è tagliare l’erba sotto ai piedi della crescente irritazione per l’assenza dello Stato che alimenta lo spostamento dell’elettorato verso destra. Non basta assicurare l’ordine pubblico: serve più disciplina, a cominciare dalle scuole, evitando soprattutto che ci si sottragga alla formazione pubblica, che ha un valore civile ed educativo prima che formativo, con il ricorso alle scuole coraniche.

L’inatteso ritorno di David Cameron come ministro degli esteri in Gran Bretagna, la maggioranza raccogliticcia in Spagna, la debolezza del Cancelliere Scholtz, le ubbìe ungheresi di Orban e ora il cambio di mano in Francia denotano crisi profonde del tessuto democratico: nel momento in cui le formazioni neofasciste e neonaziste si stanno ripresentando con preoccupante vigore, radicalizzando le proprie posizioni sul piano dell’intolleranza razziale e del nazionalismo, non è smantellando gli Stati che si rafforza l’Unione Europea. Per Attal sarà questo il primo banco di prova.

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