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Ecco a che punto siamo sulla riforma del premierato | L’analisi di Angelo Panebianco

“Premierato. Da dove nascono le difficoltà?

Perché né la maggioranza né l’opposizione sono fin qui riuscite a fare proposte solide e coerenti?

Perché la maggioranza sembra incapace di tirare fuori un progetto del quale nemmeno chi si oppone al premierato possa negare che esso sia comunque ben congegnato?

E perché l’opposizione non è al momento in grado di fare una persuasiva proposta alternativa?£

Angelo Panebianco sul Corriere pone dei quesiti e scrive: “Anticipo la risposta: la causa è la frammentazione, il fatto che sia la maggioranza che l’opposizione sono agglomerati in cui c’è dentro di tutto, in cui convivono forzatamente orientamenti fra loro incompatibili.

La proposta di premierato della maggioranza, anche nella ultima versione, è il frutto di un tentativo di compromesso fra fini inconciliabili.

Come è ovvio, il compromesso fra chi vuole un premier forte e inattaccabile (Fdi) e chi lo vuole vulnerabile (Lega), non può produrre altro che un pasticcio.

L’opposizione è divisa fra una minoranza che vuole davvero il cancellierato e una altra parte (maggioritaria, sospetto) che magari dice di volerlo ma che in realtà non lo vuole per niente.

Non si sostiene alcun cancellierato – sottolinea l’editorialista – se si dichiarano a priori intoccabili tutte le attuali prerogative del presidente della Repubblica.

Non può esserci il cancellierato, per esempio, se non si trasferiscono nelle mani del cancelliere il potere di licenziare i ministri nonché quello di sciogliere le Camere.

E allora come se ne esce?

Poiché Giorgia Meloni è primo ministro e leader del più forte partito, tocca a lei (magari dopo le elezioni europee, una volta placati i furori della campagna elettorale) fare il primo passo per tentare di sbloccare la situazione.

Meloni dovrebbe prendere atto del fatto che, sul premierato, non può portarsi dietro tutta la maggioranza.

Dovrebbe fare al Paese, e quindi anche all’opposizione, una proposta finalmente coerente e sensata, senza pretendere l’impossibile (ossia senza pretendere di conciliare fini fra loro inconciliabili).

Insisto sulla legge elettorale.

Riformare la forma di governo favorisce il rafforzamento del primo ministro solo a patto che venga varato un sistema elettorale coerente, nelle condizioni italiane, con quell’obiettivo.

Razionalità e politica tendono spesso a divergere.

Per fare una buona riforma – conclude – bisognerebbe farle avvicinare fra loro almeno un po’”.

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