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E per la prima volta Bankitalia commenta i dati sul debito pubblico | L’analisi di Angelo De Mattia

Non era mai accaduto – osserva sul Messaggero Angelo De Mattia – che la Banca d’Italia integrasse la propria sempre asettica comunicazione mensile sul debito pubblico con delle considerazioni esplicative, come, invece, ha fatto mercoledì scorso allorché il debito ha superato a novembre quella che viene diffusamente chiamata la soglia psicologica di 3 mila miliardi, raggiungendo 3.005,2 miliardi, con un debito, così, di ciascun italiano pari a 51 mila euro circa.

Ha ritenuto, l’Istituto centrale, di richiamare l’attenzione sul fatto che, per valutare lo stato di salute delle finanze pubbliche di un Paese, non conta tanto il livello nominale del debito quanto il suo andamento in relazione alla capacità del Paese di fare fronte ad esso, insomma il rapporto con il Pil.

Oggi, anche a motivo di una responsabile gestione che ha portato a una riduzione dei differenziali di rendimento tra Btp e Bund tedeschi a 110 punti base, e al piano di rientro del debito apprezzato in sede europea, il rapporto anzidetto si colloca, appunto, poco al disotto del 140 per cento.

È possibile che, con il venir meno della straordinarietà dei fattori che hanno causato il superamento della predetta soglia, il debito a dicembre torni poco al di sotto dei 3 mila miliardi.

Le misure per la crescita comportano scelte certo non facili, ma ineludibili a questo punto: occorre porre fine a quel “bradisismo” dell’economia che, con l’eccezione di questi ultimi tempi, ha visto l’Italia negli anni crescere meno dei principali Paesi dell’Unione, così da scivolare verso posizioni di coda nelle graduatorie europee.

Tuttavia, non sono da trascurare misure di livello inferiore ma essenziali – per esempio, dismissioni di asset – e tecnicalità per il taglio del debito accoppiate a quelle per lo sviluppo e la produttività.

Tanto più importante è un’azione coordinata quanto più si riflette sull’esaurirsi con il prossimo anno degli impatti del Pnrr.

Insomma, porre la crescita in primo piano anziché il debito non è affatto un voler ridurre impegno e responsabilità, anzi è l’opposto.

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