Stefano Lepri sulla Stampa analizza il tema della “disuguaglianze sociali che crescono, o perlomeno restano ampie, troppe famiglie povere in difficoltà, finanza straricca e spesso pericolosamente instabile, strapotere delle multinazionali o almeno di alcune di esse: nel mondo di oggi i motivi per indignarsi non mancano.
Eppure – sottolinea l’editorialista – nelle scelte degli elettori di pressoché tutti i Paesi, la giustizia sociale sembra incidere poco. Donald Trump all’inizio del suo mandato, nel 2017, fece colossali regali ai super-ricchi all’interno dei suoi 1.500 miliardi di dollari di sgravi fiscali. Con le politiche di spesa pubblica di Joe Biden i redditi più bassi hanno recuperato un po’ di distacco da quelli alti, benché l’inflazione abbia intaccato tutti. Eppure, come si è visto nello Iowa, il consenso per Trump va a gonfie vele. Non che manchino le proteste per motivi economici, come mostrano gli agricoltori tedeschi in questi giorni.
Ma il malcontento non viene quasi mai inquadrato nella contrapposizione tra ricchi e poveri. La precedente gestione del Pd veniva accusata da sinistra di aver dimenticato i «deboli», ma, almeno alle prime prove, il voto a Elly Schlein si concentra ancor più nelle Ztl delle grandi città. In Italia fu Silvio Berlusconi nel 1994 a conquistare alla destra molti quartieri popolari (simbolica la vittoria nel collegio di Mirafiori Sud). In Europa perlopiù i partiti di destra hanno abbandonato l’esplicita tutela dei possidenti che era stata loro tipica nel Novecento.
Marine Le Pen in Francia e Geert Wilders in Olanda sanno parlare di disuguaglianze; in Italia la “destra sociale” era in FdI fin dall’origine. In risposta, alcuni partiti di sinistra cercano di blandire il conservatorismo culturale delle classi popolari; fino al caso estremo dei comunisti greci schierati contro il matrimonio gay. In Olanda e in Danimarca i socialisti hanno dato spazio a posizioni anti-immigranti. Se saranno vitali combinazioni ardite di questo tipo, lo dirà la sorte in Germania del nuovo partito guidato da Sahra Wagenknecht, transfuga dell’estrema sinistra, che terrà il suo congresso di fondazione a fine mese.
Uno spazio – conclude Lepri – in teoria c’è, perché l’estrema destra dell’Afd nel suo crescente successo non si è ancora distanziata dalle storiche idee rigoriste del conservatorismo tedesco”.
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