Che i segretari di Cgil e Uil siano rimasti molto delusi dall’incontro di ieri non sorprende il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon.
“Non c’era da aspettarsi altro da loro.
Hanno fatto una manifestazione sabato e ne stanno organizzando un’altra per settembre, per cui non penso che sarebbe bastata una riunione interlocutoria a far cambiare loro idea”, afferma Durigon alla Stampa al termine del doppio confronto di ieri con imprese e sindacati al quale ha preso parte a fianco della ministra Calderone.
“Prima bisogna capire la consistenza delle risorse e conoscere la sostenibilità delle varie misure e poi possiamo dare le risposte migliori”, continua il sottosegretario aggiungendo che il confronto di ieri è nato “proprio per capire dove si può andare e come ci si può andare sapendo che il nostro orizzonte sono i 5 anni di legislatura”.
“Noi già oggi abbiamo fatto alcuni passi importanti.
Ad esempio abbiamo chiarito le posizioni delle parti sociali.
Prima dei sindacati abbiamo incontrato le associazioni datoriali, che tra l’altro hanno una visione leggermente diversa rispetto ai sindacati, per loro ad esempio il superamento della legge Fornero non è un tema, per loro non è questo che bisogna fare, prosegue Durigon precisando che “ai sindacati abbiamo illustrato tutte le azioni che si possono mettere in campo, da un minimo di garanzia, che può essere rappresentato dalla proroga che si può dare per assodata di Quota 103, ad altre misure che possiamo prendere.
vero che non abbiamo ancora definito le risorse, ma ci sono alcune cose che certamente non si bypassano”.
“Quota 41” per tutti “a me sta tanto cara e posso garantire che poi si farà.
Se sarà fatta quest’anno o comunque il prossimo lo vedremo.
Ma sia come Lega che come governo vogliamo senz’altro portare a casa questo risultato.
E già la quota 41 nella quota 103, con 62 anni di età, è un primo passo in questa direzione.
Con la Quota 102 di Draghi andarono in pensione 108.000 persone con la Quota 103, come la chiamate voi coi 41 anni di contributi ed il 62 anni di età, già oggi sono 17.000 quelli che hanno lasciato il lavoro in anticipo, poi ci sono tutte le altre domande in lavorazione, per cui raggiungeremo certamente le 40-50.000 uscite previste a fine anno”.
Altro problema che si trascina da mesi, Opzione donna.
“Anche di questo abbiamo riferito al tavolo spiegando ai sindacati che sicuramente nella realizzazione del nuovo sistema pensionistico metteremo in campo un’azione per le donne, al 90% resterà Opzione donna, che però è uno strumento molto invasivo visto che prevede una decurtazione del 30% degli assegni.
Però, sicuramente, già oggi con gli strumenti che abbiano possiamo dare ristori alle donne anche molto più esaustivi.
Stiamo studiando anche questo: dobbiamo capire qual è lo strumento giusto da adottare”.
Quindi avanti coi tavoli, “assolutamente sì, proseguiremo il confronto sia su questi temi che sui gravosi e su Quota 41 in modo da farci trovare pronti quando si conoscerà la quantità di risorse che avremo a disposizione”, conclude.
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