Sulla Stampa Domenico Quirico parla del presidente ucraino Zelensky, che rischia di credere, a suo avviso, al copione della vittoria totale.
“La guerra richiede, nella prassi, metodi diversi e a volte uomini differenti. Colui che era formidabile e necessario nella resistenza e nella prima fase della lotta diventa, con il procedere dei fatti, sempre implacabili, superato, inadatto. Talvolta perfino dannoso. Soprattutto se quel capo comincia a credere lui stesso agli slogan che pronunciava in una fase diversa.
Il Zelensky di prima dell’invasione russa, era un leader scialbo. È Putin che ha scritto sciaguratamente, con l’aggressione, la parte perfetta per lui, quella che non avrebbe mai immaginato da solo: il leader che guida la resistenza eroica di un popolo intero contro una prepotenza condotta con metodo stalinista e brutale.
Zelensky ha recitato la parte con efficacia, sapendo che l’unico spettatore in prima fila che contava davvero era Biden.
Perché è dagli Stati Uniti che dipende la sopravvivenza del suo Paese e il suo personaggio; dalla volontà americana di preservare la centralità della onnipotenza americana in campo internazionale contro qualsiasi tentazione anti egemonica.
Ora il rischio per Zelensky è di cominciare a credere al copione che ha recitato, di persistere anche se sa che è finzione. Costringendo gli altri a uniformarsi.
Ciò significa credere che la vittoria totale contro la Russia, la eliminazione diretta o indiretta di Putin, sia l’unica opzione possibile. E che invece non sia arrivato il tempo del secondo atto.
Non cedere al prepotente, che con quanto è accaduto in questi mesi, ovvero la efficace resistenza di Kiev e il consolidarsi quasi inesauribile della forza ucraina grazie all’aiuto occidentale, è una ipotesi superata dai fatti; ma, sfruttando le evidenti debolezze russe, saper trattare i margini della vittoria. Altrimenti il sapore del finale rischia di essere di cenere”.
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