Domenico Quirico sulla Stampa parla del “ritorno delle superpotenze” e di cambiamento dei paradigmi: “Siamo in un periodo climaterico, in un momento di trapasso. Ci arroccheremo sempre più alla nostra parte del mondo, al nostro campo, all’ombra della nostra quotidianità, alle sue tradizioni, a casa nostra.
La guerra e l’impossibilità di viaggiare se non tra noi (constatazione amara dopo anni in cui tutto il mondo era a nostra disposizione) ci ricondurranno al gusto di questi beni. Addio internazionalismo, dal carattere fluido, avventuroso e aleatorio: l’Occidente e null’altro, una sorta di universalismo rimpicciolito, forzatamente provinciale.
Non credo lo si debba confondere con il vecchio isolazionismo di marca americana, piuttosto è il suo contrario, necessità di difendere il proprio sistema di vita. Per questo torneranno in campo gli Stati Uniti in grande, dopo aver fallito la globalizzazione planetaria.
Di nuovo come potenza che conserva e difende quelle nostre care abitudini. Non un progresso per l’Europa. Semmai – scrive l’editorialista – la constatazione di debolezza e sconfitta come protagonista autonoma della Storia.
Nei due schieramenti facili alla scomunica e all’ostracismo ci si impegnerà in una continua, martellante opera di propaganda e di catechizzazione, con argomenti capovolti ma identici. Ci legherà un sentimento nevrastenico di minaccia alla sicurezza che vien dal sospetto di avere nemici sicuri e troppo astuti e amici pochi ed infidi.
Oltre alle malattie croniche, i problemi insolubili, le illusioni senza speranza. Dentro l’incubatrice di questa corsa a sottolineare le differenze e non ciò che ci rende eguali o almeno simili potrà svilupparsi un nuovo reciproco imperialismo di cui dovremo essere i viaggiatori testimoni. Il sismografo della ascesa e della decadenza di vecchi e nuovi dragoni della scena mondiale era scritto nella classifica del Pil.
Ora ritorneremo a scorrere gli indicatori brutali della forza. La domanda sarà non più: che Pil hai quest’anno? Ma quanti missili e droni killer puoi schierare, in che coalizione militare ti trovi? La fine della neutralità di Svezia e Finlandia che chiedono di entrare nella Nato è un brusco segnale. Si può restar neutrali in un mondo in cui la competizione è economica – conclude Quirico – non in un mondo che si contende gli spazi geografici e utilizza il peso della potenza”.
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