«Il governo ci informa sempre all’ultimo minuto, non ci dà il tempo e non ascolta le nostre proposte». Non lesina le critiche il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, intervistato da Giampiero Rossi per il Corriere della Sera.
Presidente Fontana, dunque la Lombardia sta per entrare in zona gialla? «In base ai dati e alle valutazioni che ne conseguono, già da diversi giorni ci dovremmo trovare in questa situazione. La cosa più importante, e che fa anche piacere, è constatare che i numeri dell’epidemia si stanno ridimensionando, ma adesso attendiamo le disposizioni del Decreto del Presidente del Consiglio». Quali decisioni si aspetta ora dal governo? «Innanzitutto mi aspetto che siano recepite le indicazioni richieste e offerte dalle Regioni. Dopodiché, dal momento che vengo interpellato, mi piacerebbe che mi venisse anche concesso il tempo per dire la mia a ragion veduta».
Dal dibattito di queste settimane emerge una sorta di tiro alla fune tra Regioni e governo. «Per quanto mi riguarda, mi sono limitato a contestare il fatto che per stabilire lo scenario dell’epidemia siano stati utilizzati dati vecchi, superati, e questo rende poi difficile spiegare ai cittadini la relazione tra i loro sacrifici e i risultati raggiunti. Ma voglio anche dire che sebbene siano emerse a volte visioni e sensibilità diverse, la dialettica istituzionale ha prodotto i suoi risultati. Il contributo delle Regioni c’è stato eccome. Certo, se cambiamo i parametri in corsa allora c’è da rimanere perplessi…».
Però più volte è sembrato che voi governatori voleste ammorbidire le misure decise a Roma. È così? «No, direi piuttosto che noi ci sentiamo addosso la responsabilità di trovare il punto di equilibrio tra le esigenze sanitarie e quelle della vita delle persone e dell’economia. E poi sono convinto che non si debba soltanto rincorrere il virus, ma anche anticiparlo e prevenirlo».
A proposito, dobbiamo prepararci a prevenire una terza ondata? «Questo non lo posso dire, anche perché — come è capitato a diversi esperti — rischierei di dire una cosa sbagliata. Quello che però sappiamo con certezza è che ci sono comportamenti che favoriscono la diffusione del contagio, come per esempio quelli che abbiamo visto nei mesi estivi, e quindi sappiamo quantomeno cosa dobbiamo evitare di fare».
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