L’antidoto al covid potrebbe essere disponibile da novembre. Lo afferma Piero Di Lorenzo, presidente e ad dell’azienda Irbm di Pomezia che sta lavorando con lo Jenner Institute di Oxford e la multinazionale britannica AstraZeneca alla creazione di un vaccino, intervistato da Maria Rosa Tomasello per La Stampa.
Cosa significa esattamente l’annuncio dell’Ema?
«È il primo passo dell’iter di validazione».
Quali saranno i tempi?
«I tempi canonici per l’esame possono essere anche di mesi, con tempi stretti potrebbe essere un mese o poco più».
Conferma quindi la data di novembre come quella in cui si avvierà la distribuzione?
«È verosimile. Nel momento in cui ci sarà la validazione, siccome la produzione “a rischio” è iniziata da qualche mese, ci sarà uno stock di vaccini di diversi milioni di dosi già pronto».
Quanti milioni?
«Diciamo tra 15 e 20 milioni da distribuire in Europa. Se tutto va bene entro fine anno in Italia dovrebbero arrivare 3 milioni di dosi».
Come saranno distribuite?
«Il ministro Speranza ha già informato che verrà vaccinato subito il personale sanitario, quindi si passerà alle forze dell’ordine e poi probabilmente agli ospiti delle Rsa».
Ema sottolinea che si tratta di valutare un set di dati che viene da studi di laboratorio. Non si tratta quindi di dati sulla sperimentazione umana?
«La commissione deve verificare tutto l’iter, dai dati di laboratorio a quelli clinici. Normalmente si deposita tutto alla fine, ma in casi come questo, con una pandemia in corso, le agenzie regolatorie hanno chiesto di essere informate via via in modo da accorciare i tempi».
Dopo lo stop innescato a settembre dalla presunta reazione avversa in un volontario, allarme subito rientrato, la Food and Drug Administration (Fda), omologo statunitense dell’Ema, ha chiesto ulteriori approfondimenti.
«Sene hanno la necessità è giusto che lo facciano».








