Ezio Mauro su Repubblica parla di “coesistenza minacciata”: “La globalizzazione che ha avvolto il pianeta in un’unica rete, annullando il tempo e il luogo nella contemporaneità dell’immateriale – scrive l’editorialista – ha in realtà spezzato il meccanismo storico costruito nel lungo dopoguerra per garantire la coesistenza tra mondi diversi, sperimentando metodi, istituti e organismi per il controllo e la regolazione dei conflitti. Oggi non c’è più un sistema, la dottrina trumpiana dell’unilateralismo sembra realizzarsi anche senza Trump, probabilmente in attesa che lui torni a riscuotere il risultato della sua predicazione in un quadro internazionale radicalmente mutato, dov’è saltato non solo ogni codice comune di distinzione tra il bene e il male, ma addirittura qualsiasi convenzione sul ruolo del diritto e della forza.
Siamo senza fondamentali: e voltandoci indietro, per guardare a ciò che abbiamo perduto, il secondo Novecento sembra improvvisamente il secolo dell’utopia, con lo sforzo della generazione dei padri per inventare un impianto costituzionale di garanzia universale in grado di assicurare ai figli e ai nipoti la convivenza nella pace. Un’illusione.
A questo punto – prosegue – chiediamoci cosa possiamo fare noi, schiacciati tra gli imperi che dopo aver messo in crisi il vecchio mondo non riescono a concepire il mondo nuovo. Dobbiamo sapere che è esattamente qui, nell’incapacità della politica di fronteggiare l’emergenza, la radice del disincanto del cittadino, che si sente lasciato solo davanti alla crisi, esposto, non tutelato. Qui sta l’origine vera del suo sentimento di insicurezza, che lo spinge a cercare protezione più che libertà, attribuendo alla democrazia le colpe che sono in realtà della politica. Eppure qualunque soluzione accettabile passa per forza di cose attraverso i concetti di libertà, diritto, autodeterminazione, che sono i cardini del pensiero democratico.
Si tratta dunque semplicemente di agire nella crisi restando noi stessi, per chi ne ha coscienza, esercitando il dovere di distinguere tra gli imperi, e il diritto di giudicare. Sapendo che – conclude – la democrazia costituzionale italiana, l’Europa e l’Occidente, pur indeboliti, custodiscono per tutti ciò che abbiamo perduto: e che può ancora salvarci”.
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