L’immagine con cui si apre questo articolo ritrae l’ex sindaco di Avellino, attualmente ai domiciliari per l’inchiesta “Dolce vita”, che ringrazia i cittadini intenti a festeggiare sotto casa sua l’elezione a sindaco della sua ex vice: Laura Nargi. Il Comune ha un nuovo sindaco eletto dopo mesi di commissariamento che ha seguito il suo arresto.
I cittadini di Avellino, nonostante le ombre che gravitano attorno all’ex sindaco, hanno mostrato il loro consenso pressoché invariato per il suo entourage. Un fenomeno che si verifica spesso, in maniera più o meno esplicita, in diversi contesti. Esistono delle ragioni economiche che spiegano queste situazioni?
L’attuale struttura fiscale degli enti locali ha una buona parte di entrate che non vengono raccolte a livello locale, ma che arrivano attraverso finanziamenti da altri enti: principalmente lo Stato centrale o la Commissione europea per la Coesione. Il ricorso a trasferimenti è certamente giustificabile quando affronta la redistribuzione territoriale e protegge i governi locali contro gli shock. Tuttavia, è stato dimostrato che un’ampia quota di trasferimenti intergovernativi mina la responsabilità del processo decisionale e genera l’illusione fiscale, un fenomeno che si verifica quando il legame tra le tasse e i benefici è distorto e gli elettori sono meno propensi a sanzionare i comportamenti inefficienti dei politici.
Cosa vuol dire questo? Perché il risultato elettorale di Avellino può essere simbolico di questo fenomeno di deresponsabilizzazione del primo cittadino nell’utilizzo di fondi non pagati dagli elettori di quel comune?
I primi modelli economici sul decentramento, inteso come trasferimento di poteri a livelli di governo locale (subnazionale), suggeriscono che tale operazione consentirebbe una migliore corrispondenza tra preferenze dei cittadini e politiche pubbliche, con conseguente miglioramento del benessere. Studi empirici hanno inoltre dimostrato che un maggiore decentramento consentirebbe un aumento dell’efficienza nella fornitura dei servizi pubblici. Tale fenomeno dovrebbe essere guidato dalla riduzione delle asimmetrie informative che rafforza la responsabilità dei decisori politici i quali, trovandosi più vicini alla comunità, sono maggiormente soggetti al meccanismo virtuoso del pago-vedo-voto. Tuttavia, tale meccanismosi genera solo nel caso in cui l’autonomia è completa, ovvero una autonomia nella quale i servizi locali vengono interamente finanziati con risorse raccolte a livello locale. Ciò incentiva, infatti, il cittadino a controllare con più attenzione come questi fondi vengono utilizzati e a pretendere dall’amministrazione locale un utilizzo adeguato delle risorse.
Di contro, quando le risorse non sono ricavate dalle tasse sulla comunità locale, l’incentivo al controllo si abbassa e cresce la probabilità che l’amministrazione si senta più libera di utilizzare i fondi in maniera distorta, dando talvolta benefici anche a cittadini ai quali tali benefici non spetterebbero. Con il risultato finale che quel cittadino gli sarà debitore di consenso a prescindere dalla condotta del candidato. D’altra parte, siccome i fondi nazionali o europei sono pagati da tutti i cittadini del Paese (o d’Europa) il controllo diretto viene meno poiché i contribuenti non corrispondono ai cittadini elettori di quel comune.
Questo vuol dire che dovremmo adottare un sistema di decentramento fiscale completo?
Un tale assetto nel nostro Paese comporterebbe che una buona parte dei servizi gestiti a livello locale non potrebbe essere garantita uniformemente sul territorio. Questo fenomeno andrebbe contro i principi costituzionali, come l’art. 32 sulla Salute o l’art. 34 sull’Istruzione. Per tali ragioni, il nostro Paese può adottare solo una autonomia incompleta dal punto di vista finanziario. Questo vuol dire che una buona parte di governatori eletti a livello locale si troverà sempre a gestire la spesa finanziata con risorse non raccolte a livello locale, ma raccolte ad altri livelli istituzionali. Probabilmente la strada giusta sarebbe quella di affidare la responsabilità della gestione dei fondi all’ente o all’istituzione che raccoglie le risorse per finanziarli, anche al costo di riaccentrare alcuni servizi.
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