Il «forte balzo del risparmio», verificatosi a causa dello scoppio della pandemia e del lockdown totale nel 2020, ha permesso un aumento della ricchezza del Pil. Questo dato è stato appena confermato dalle recenti stime di Istat e Banca d’Italia. Il tutto si è registrato «simultaneamente al crollo del Pil, alla caduta dei consumi e all’ampliamento della povertà», ricorda l’economista Sergio De Nardis.
«Vi ha contribuito il forte balzo del risparmio (forzoso e volontario) indirizzato verso le forme più liquide e meno rischiose di investimento finanziario (depositi bancari). Ciò ha consentito di compensare il calo di ricchezza reale conseguente alla riduzione del prezzo degli immobili. Inoltre, le famiglie italiane, già poco indebitate, non hanno accresciuto ulteriormente lo stock di passività, contrariamente a quanto la caduta dei redditi poteva far ritenere», scrive su InPiù.net.
«Anche le imprese hanno registrato un’espansione di ricchezza netta (+3,4% in valore, +6,4% in rapporto al valore aggiunto). In analogia con le famiglie, questi operatori si sono caratterizzati per una spiccata preferenza per la liquidità (depositi). Il rialzo dell’attivo finanziario ha più che compensato il calo di quello reale (edifici, scorte, macchinari). Nonostante moratorie e garanzie creditizie (i prestiti sono pur cresciuti), il complesso delle passività è sceso, contribuendo al miglioramento del patrimonio del settore corporate».
«A fronte dell’“arricchimento” di famiglie e imprese vi è stato un appesantimento del passivo (netto) della Pa, a riflesso dell’espansione del debito pubblico per gli effetti della recessione e le misure in soccorso degli attori più colpiti. Ne scaturisce, in definitiva, il quadro di un settore privato che nell’anno del Covid ha irrobustito, smentendo le attese, la posizione patrimoniale, ma con un presumibile forte allargamento dei divari al proprio interno. Il maggiore debito pubblico nel pieno della pandemia è stato indirizzato, in ultima istanza, ad attenuare (non eliminare) tali divaricazioni».
«Nell’insieme, consolidando settore pubblico e privato e includendo l’attivo delle società finanziarie anch’esso cresciuto, la ricchezza netta del paese è rimasta all’incirca invariata. Dal punto di vista degli stock, dunque, il terribile 2020 si è risolto in un gioco a somma zero. Come mostra l’esperienza dell’austerità (contrazione della ricchezza netta tra il 2012 e il 2014), questa tenuta non era scontata», conclude. «La salvaguardia degli asset ha costituito probabilmente la base del rimbalzo produttivo superiore alle aspettative che l’Italia è andata poi sperimentando nel corso dell’ultimo anno (+6,5%)».
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