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Dario Nardella (Sindaco di Firenze): «Appalti, sbagliato credere di riuscire a prevenire la corruzione per legge. Il Parlamento ascolti le ragioni di chi vive sul territorio»

«È un errore credere di riuscire a prevenire la corruzione per legge. Non è possibile riempire il codice degli appalti di norme da Codice penale piuttosto che da disciplina di public procurement».

«È vero il contrario: più le regole sono semplici e lineari, più è facile il controllo sociale dei cittadini, meno spazio si lascia alla corruzione e alla criminalità organizzata». Lo afferma il sindaco di Firenze Dario Nardella (Pd) in risposta a quanto dichiarato dal deputato del Pd Paolo Lattanzio, presidente del Comitato sulle infiltrazioni mafiose in epoca Covid in Commissione Antimafia.

«Chi vive nel Paese reale come i sindaci – afferma Nardella – è stanco del peso insopportabile della burocrazia che rende impossibile realizzare le opere pubbliche in tempi accettabili. Con tutto il rispetto per il Presidente Lattanzio, io dissento dalla sua opinione. Il Parlamento deve ascoltare le ragioni di chi ogni giorno sta sul territorio e vive da vicino i problemi legati alle gare di appalto di lavori».

«Al presidente Lattanzio mi permetto di ricordare che è stata proprio la Corte di giustizia europea a dichiarare espressamente l’illegittimità delle norme italiane sul subappalto esplicitando che un limite al subappalto, come previsto in Italia, rende più difficoltoso l’accesso al mercato da parte di piccole e medie imprese».

«Secondo la Corte europea il contrasto alla criminalità può essere parimenti perseguito adottando misure di concreta prevenzione senza introdurre limiti generalizzati e astratti. È per questo che la direttiva comunitaria per le gare di rilievo comunitario non prevede limiti al subappalto».

«Bisogna sapere – conclude Nardella – che il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa in appalti di lavori con progetti esecutivi spinge talvolta a inserire criteri di aggiudicazione fantasiosi che lasciano maggiore discrezionalità alla commissione giudicatrice. Chi amministra una città queste cose le sa bene. Si può quindi ammettere il massimo ribasso a condizione che vi sia l’effettiva e concreta verifica delle offerte anomale».

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