In una situazione critica come quella attuale, la stagione degli alibi per i partiti e la politica è finita. Lo scrive Daniele Manca sul Corriere della Sera: «Cosa ci possiamo aspettare da questa serie di incontri sul Next Generation Eu tra ministri e i vari partiti che compongono la maggioranza? Dobbiamo pensare che a seconda del partito incontrato la ripartizione o gli stanziamenti possano cambiare che si tratti della Sanità o delle infrastrutture o di Industria 4.0? O forse qualche parola in più qui e là su un piano che nel giro di un paio di settimane dovrebbe arrivare a Bruxelles per potere iniziare a essere finanziato? Quali che siano le risposte sembra emergere la mancanza di consapevolezza della drammaticità della situazione».
«Gli inglesi hanno annunciato in queste ore una nuova variante del virus. Ma non era certo necessaria questa notizia per evidenziare che dobbiamo convivere ancora per molto con il Covid. Il sollievo provato per l’arrivo delle prime dosi di vaccino si è già stemperato nel nervosismo con il quale in Italia si sta reagendo all’ennesima novità negativa».
«Affiora la fragilità, la disunità di una maggioranza e di un governo che pare aver perso anche un metodo di lavoro, tanto appare episodico l’agire. Possibile che i leader politici non siano riusciti a parlarsi tra loro in queste settimane? Il Next Generation Eu è un’occasione storica per il nostro Paese. Si chiama così proprio perché non è proprietà di questo esecutivo o di questa maggioranza, ma delle prossime generazioni. L’Europa lo ha voluto ancorare al bilancio che porterà l’Unione al 2027».
«Come accaduto in Francia, Germania, Spagna, anche in Italia si indichi il ministro che dovrà occuparsi della sua attuazione. E invece in queste ore si stanno conducendo colloqui tra governo e partiti sulla “governance” del piano. Altro che task force. La responsabilità deve essere politica. Perché dietro le incandescenti discussioni su nuovi possibili organismi da dedicare all’attuazione dei piani operativi si nasconde il vero ostacolo italiano: non riuscire a trasformare in atti concreti le decisioni. Capiamo che far funzionare la Pubblica amministrazione sia poco “vendibile” agli elettori. Ma è quello di cui avrebbero bisogno cittadini, famiglie e imprese».
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