Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Daniel Gros (direttore Center European Policy Studies): «Serve un dazio sul gas russo. Crisi peggio di quella del 1973»

“I contraccolpi sull’America e l’Europa di questa guerra saranno, anzi sono già, molto pesanti. È una tragedia non solo perla storia ma anche per l’economia” e “se c’è un blocco del gas, per l’Europa una recessione diventa probabile”.

Lo afferma l’economista Daniel Gros, direttore a Bruxelles del Center for European Policy Studies, in una INTERVISTA a Repubblica AffariFinanza. E propone: “Un dazio sul gas russo contribuirebbe a metterlo fuori mercato e darebbe sicuramente un’accelerazione a tutti gli sforzi di diversificazione delle fonti.

Una misura del genere dovrebbe essere permanente, perché non si dovrà mai più dipendere da una fonte sola. Poi occorre una maggiore integrazione europea che porti a una specie di ‘cassa comune’ del gas che utilizzi la rete continentale già esistente per una distribuzione razionale. Basta con gli egoismi nazionali.

Lo sa che la Spagna non ha praticamente gasdotti transfrontalieri perché in Francia il monopolista locale li ha sempre bloccati? Per questo ha sviluppato i rigassificatori che potrebbero ora diventare preziosi per tutta Europa. Nel frattempo, avanti con le altre fonti, compreso il carbone”.

E aggiunge: “In America si è scatenata una corsa ai consumi più forte in virtù del risparmio accumulato e della diversa distribuzione degli aiuti. Ora c’è un ulteriore tassello che rafforza il potere d’acquisto: le società energetiche stanno accumulando utili da favola visto che i prezzi di gas e petrolio sono fissati globalmente, quindi distribuiscono ricchezza diffusa. Come in una catena, ne trae beneficio tutto il comparto manifatturiero. Ecco il perché della diversa velocità delle Borse”.

Anche in Europa però ci sono società petrolifere, Eni, Total, Bp, Shell… “Sì, ma la loro catena del valore non contempla, come nel caso americano, petrolio e gas estratti in patria e lì venduti, ma l’acquisto presso qualche mercato terzo per cui i profitti sono inferiori”. È più grave questa crisi energetica o quella “storica” del 1973? “Quella di oggi sta rapidamente avvicinandosi agli stessi livelli di gravità. Se non si risolve, potrebbe andare peggio che allora”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.