Circa 200 euro l’anno, più o meno 15 euro al mese per 13 mensilità.
Potrebbe essere questo l’impatto del nuovo taglio del cuneo annunciato dal governo, che diventerà legge con il consiglio dei ministri del prossimo primo maggio.
A fare i calcoli è stata la Banca d’Italia che, in occasione dell’audizione sul Def, ha presentato in Parlamento le sue proiezioni, basate sulle norme attualmente in vigore.
Per i rapporti di lavoro dipendente (con esclusione dei rapporti di lavoro domestico) la legge di bilancio per il 2022 aveva infatti introdotto – ricorda Bankitalia – un esonero dal pagamento dei contributi previdenziali a carico del lavoratore di 0,8 punti percentuali a condizione che la retribuzione imponibile, su base mensile, non superasse i 2.692 euro (corrispondenti a circa 35 mila euro annui).
Lo sgravio comportava un maggior indebitamento pari a 1,5 miliardi di euro per quell’anno.
Nell’agosto del 2022, il decreto Aiuti bis ha poi destinato ulteriori risorse per 1,7 miliardi lordi (1,2 al netto degli effetti indotti) al rafforzamento dello sgravio contributivo per il solo secondo semestre dell’anno, aumentandolo al 2 per cento e mantenendo invariati i requisiti di accesso.
Il taglio attualmente in vigore è stato invece introdotto con la legge di bilancio per il 2023, impiegando per l’intero anno 4,6 miliardi di euro.
Lo sgravio è attualmente fissato al livello di 2 punti percentuali per i redditi inferiori al limite retributivo mensile di 2.692 euro (circa 35.000 annui) e a 3 punti per quelli inferiori al limite mensile di 1.923 euro (circa 25.000 annui).
Ipotizzando che le soglie di applicazione rimangano quelle in vigore, con l’avvio dei nuovi sgravi dal prossimo maggio gli oltre 3 miliardi destinati al rafforzamento di questa misura dovrebbero consentire, secondo Via Nazionale, un raddoppio dell’importo mensile dell’esonero.
L’aumento del reddito disponibile sarebbe poco inferiore ai 200 euro nell’anno in media.
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