Il rialzo dei tassi può penalizzare il private equity e il venture capital, cioè i fondi che investono nelle imprese in cambio di azioni, ma la frenata è stata davvero violenta. Si tratta di un crollo inatteso, almeno nelle sue dimensioni. Nel primo semestre dell’anno gli investimenti del settore sono infatti scivolati del 71% rispetto allo stesso periodo del 2022, a un totale comunque sempre importante di 3,2 miliardi. «Le banche centrali pensano di contenere l’inflazione con una recessione guidata dell’economia, che si tramuta però anche in affanno per il nostro settore. Questo è pericoloso per il Paese» ed è un processo che «bisogna trovare il modo di fermare», dice Innocenzo Cipolletta, presidente dell’associazione del comparto Aifi che, in collaborazione con PwC Italia, ha presentato i dati delle attività del settore tra gennaio e giugno.
«Il primo semestre mostra una raccolta complessiva in crescita, ma grazie solo alla presenza di alcune iniziative istituzionali nel venture capital, altrimenti avremmo avuto un calo nella disponibilità di fondi per investimenti», aggiunge Cipolletta. «È importante che i fondi previsti per il venture capital e per la ristrutturazione non siano deviati verso il costituendo fondo per il Made in Italy. Quest’ultimo dovrebbe invece essere dotato di nuove risorse finanziare per non deprimere un mercato che si presenta debole, come mostrano i dati», spiega il presidente dell’Aifi. Nel dettaglio, la prima metà dell’anno ha registrato per il settore una raccolta complessiva (sul mercato e captive, cioè proveniente dalla casa madre) pari a 1.977 milioni, in crescita del 16% rispetto al primo semestre del 2022.
Il venture capital ha registrato il maggior numero di “deal”: 232. Segue il buyout con 75 operazioni, che è primo per valore a 2,2 miliardi, con il venture capital a 400 milioni. I disinvestimenti sono a quota un miliardo, in calo del 33%. Le uscite sono state 54 (+10%). Gli operatori che hanno effettuato un closing sono stati 20 contro i 26 dello stesso periodo dell’anno precedente. «L’evoluzione del mercato del debito nel primo semestre ha sicuramente frenato i large e mega deal: gli operatori si sono concentrati su transazioni di taglio più piccolo e in particolare su operazioni di “add-on” per aumentare la massa critica delle società in portafoglio», conclude Francesco Giordano, Private equity leader di PwC Italia.
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