Da gennaio 2023 a gennaio 2024, le sofferenze bancarie riconducibili alle aziende sono cresciute di quasi il 7%, salendo da 17,3 miliardi a 18,5 miliardi.
Un segnale di difficoltà da parte della clientela a gestire l’indebitamento finanziario con i tassi in aumento.
Come scrivono gli esperti del centro studi di Unimpresa, si tratta di una delle numerose conseguenze negative sul mercato del credito dopo un anno di costo del denaro sempre in crescita e arrivato al 4,5%.
Ancora, nel periodo in esame sono crollati di 43 miliardi, a un ritmo superiore a 3 miliardi al mese, i prestiti bancari destinati alle imprese e alle famiglie e sono salite di oltre il 16% le sofferenze nette degli istituti di credito.
Calano i mutui, con una discesa di quasi 3 miliardi (-0,64%), e scendono anche i prestiti personali, in diminuzione di oltre 14 miliardi (-10%), mentre continua a salire il credito al consumo, che ha registrato una variazione positiva vicina ai 5 miliardi (+4%).
Il totale dei finanziamenti è passato da 1.329 miliardi a 1.283 miliardi.
“Continuiamo a chiedere con incessante preoccupazione che la politica monetaria sia immediatamente rivista.
La Bce ha fatto più danni che altro e i governi dell’area euro sono rimasti in silenzio troppo a lungo”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora.
“Se le imprese faticano a onorare le scadenza con i prestiti bancari vuol dire che la qualità del credito è già peggiorata e che la gestione degli indebitamenti finanziari sta scricchiolando in maniera preoccupante.
E poi ci sono i mutui, anzi non ci sono più perché lo stock sta progressivamente calando: del resto per le famiglie indebitarsi è diventato proibitivo e così per il mercato immobiliare è allarme rosso”.
Secondo il Centro studi di Unimpresa, che ha elaborato dati statistici della Banca d’Italia, al netto delle cartolarizzazioni, nell’ultimo anno gli impieghi delle banche ai privati sono crollati di 49,1 miliardi (-3,25%), calando dai 1.325,9 miliardi di gennaio 2023 ai 1.282,9 miliardi di gennaio 2024.
Più nel dettaglio, i prestiti destinati alle aziende sono passati dai 645,4 miliardi di gennaio 2023 ai 614,6 miliardi di gennaio scorso, con una diminuzione di 30,8 miliardi (-4,77%).
Sono fortemente diminuiti sia i finanziamenti a breve termine (fino a 1 anno di durata), passati da 144,4 miliardi a 138,5 miliardi in calo di 5,9 miliardi (-4,10%), sia quelli di lungo periodo (con scadenza superiori a 5 anni), passati da 345,4 miliardi a 320,7 miliardi in discesa di 24,7 miliardi (-7,16%).
Fermo il credito di medio periodo (fino a 5 anni), calato di soli 153 milioni (-0,10%) da 155,5 miliardi a 155,3 miliardi.
Uno sguardo anche alle famiglie.
In questo calo il credito cala di 12,2 miliardi (-1,80%) da 680,5 miliardi a 668,3 miliardi.
La diminuzione, proseguono gli esperti, è legata principalmente all’andamento fortemente negativo dei prestiti personali, calati di 14,3 miliardi (-10,49%) da 138,1 miliardi a 123,8 miliardi.
Cresce, invece, il credito al consumo, seppur a un ritmo nettamente inferiore rispetto agli scorsi anni: l’aumento è di 4,8 miliardi (+4,20%), da 116,1 miliardi a 120,9 miliardi.
Cala il mercato dei mutui, con lo stock che è passato da 426,2 miliardi a 423,5 miliardi con una variazione negativa di 2,7 miliardi in 12 mesi (-0,64%).
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