È trascorso un anno dal distacco del ghiacciaio della Marmolada, gruppo montuoso sulle Alpi di Canazei, distacco che provocò 11 vittime e 8 feriti.
Un evento “imprevedibile”, ha stabilito la procura di Trento che ha archiviato l’inchiesta, perché quel ghiacciaio è malato da tempo, malattia che ha un solo colpevole: il troppo caldo dovuto al surriscaldamento terrestre e al cambiamento climatico.
Da allora la situazione non è cambiata granché.
I ghiacciai continuano a sciogliersi a un ritmo costante e inesorabile.
Se guardiamo alla situazione globale, negli ultimi dieci anni i ghiacciai si sono ridotti del 2%, perdendo 2.720 gigatonnellate della loro materia, come ha documentato il satellite CryoSat dell’Agenzia Spaziale europea.
I suoi dati, che sono stati raccolti tra il 2010 e il 2020 e sono stati analizzati grazie a una nuova tecnica dai ricercatori della compagnia britannica Earthwave e dell’Università di Edimburgo, che pubblicano le ricerche sulla rivista Geophysical Research Letters.
Ma come documentato da Legambiente alla fine dello scorso anno, in un rapporto congiunto con il Comitato glaciologico italiano presentato al termine della Carovana dei Ghiacciai, il 2022, quello della tragedia di Canazei, è stato un vero e proprio “anno nero” per i ghiacciai alpini, in quanto sulle Alpi Occidentali si registra in media un arretramento del fronte ghiacciato annuale di circa 40 metri.
Si ritira di 200 metri il Ghiacciaio del Gran Paradiso, si ritirano i ghiacciai del Timorion (in Valsavaranche) e del Ruitor (La Thuile), di Verra (Val d’Ayas), il Lys e gli altri corpi glaciali del Monte Rosa, come l’Indren.
Il Pre’ de Bar dal 1990 ad oggi registra mediamente 18 metri di arretramento lineare l’anno, il Miage in 14 anni ha perso circa 100 miliardi di litri di acqua.
I ghiacciai Planpincieux e Grandes Jorasses in Val Ferret (Aosta) sono a rischio di distacco, travolgendo gli insediamenti e le infrastrutture sottostanti a fondovalle.
Nel settore centrale, si legge nel rapporto, il Ghiacciaio del Lupo solo nel 2022 registra una perdita del 60% rispetto a quanto perso nell’arco di 12 anni.
Si assottiglia il Fellaria (Gruppo del Bernina, Val Malenco), collassa il Ventina (Gruppo del Monte Disgrazia).
Sulle Alpi Orientali, il Ghiacciaio del Careser (Val di Pejo) si è ridotto dell’86%.
Arretrano di oltre un chilometro la Vedretta de la Mare e di 600 metri il Lares (Gruppo dell’Adamello).
Perdono spessore i ghiacciai di Malavalle e della Vedretta Pendente.
Il ghiacciaio della Marmolada tra quindici anni potrebbe scomparire del tutto: nell’ultimo secolo ha perso più del 70% in superficie e oltre il 90% in volume.
Tant’è che proprio a fine luglio 2022, a nemmeno un mese dal crollo del ghiacciaio della Marmolada sopra Canazei il 3 luglio 2022, Meteo Suisse ha registrato lo zero termico sulle Alpi svizzere a 5.184 metri, mentre normalmente dovrebbe registrarsi intorno a quota 3.500 metri.
Un record che si è verificato dopo un inverno ritenuto povero di neve che ha costretto numerosi impianti a tenere chiuse le piste, tanto che per la prima volta le discese autunnali di Coppa del Mondo di sci alpino sui ghiacciai tra Zermatt e Cervinia sono state annullate.
Così come le guide alpine non hanno portato i turisti in giro per il Monte Bianco e il Monte Rosa proprio per l’aumentato rischio di valanghe.
E anche quest’anno la neve e il freddo in montagna si sono visti sul finale di stagione, un tempo troppo breve per resistere.
Oltre al rischio per la sicurezza delle persone, lo scioglimento dei ghiacciai dovuto al cambiamento climatico minaccia anche la biodiversità, per la quale a rischio sono soprattutto gli invertebrati acquatici che vivono nei freddi fiumi alpini.
A constatarlo è uno studio guidato dalle Università britanniche dell’Essex e di Leeds, al quale ha partecipato anche l’Italia con il Muse-Museo delle Scienze di Trento.
La ricerca, nella quale si sottolinea la necessità di nuove strategie di conservazione – come per esempio il fatto che alcune specie dovranno essere spostate a quote più elevate, dal momento che non sono in grado di farlo da sole -, è stata poi stata pubblicata sulla rivista Nature Ecology & Evolution.
Insomma, stando ai dati e alle rilevazioni costanti, i ghiacciai in tutto il mondo si sono sciolti nel 2022 ad una velocità che è drammatica e la loro salvaguardia è di fatto una battaglia persa: lo afferma direttamente l’Onu, mentre diversi indicatori del cambiamento climatico hanno raggiunto livelli record.
“La partita è già persa per i ghiacciai perché la concentrazione di Co2 è già troppo alta”, ha affermato lo scorso aprile Petteri Taalas, capo dell’Organizzazione mondiale della meteorologia che ha pubblicato il rapporto annuale sullo stato del clima.
Secondo l’Omm, il ghiaccio marino antartico ha raggiunto il livello più basso mai registrato e lo scioglimento di alcuni ghiacciai europei ha letteralmente superato i record.
Le previsioni sono fosche.
Secondo lo scenario peggiore previsto dallo studio pubblicato sulla rivista Science e guidato dalla statunitense Carnegie Mellon University, due ghiacciai su tre potrebbero scomparire entro il 2100 a causa del cambiamento climatico.
La ricerca indica che i ghiacciai più minacciati sono proprio i più piccoli, quelli con un’estensione inferiore a 1 chilometro quadrato, e che si trovano in Europa centrale, Alpi comprese, Canada occidentale e Stati Uniti.
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