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Corte dei Conti: «Nel 2021 Pil in crescita del 4,5%. Per garantire un futuro servono riforme strutturali e investimenti sostenibili»

L’economia italiana nel breve e medio periodo ce la farà. A sostenerlo è la Corte dei Conti nel Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica, dove riporta come le previsioni diano il Paese nel 2021 in crescita del 4,5% del Pil, dopo il tragico -8,9% dell’anno passato.

Secondo la magistratura contabile, insomma, recupereremo in un anno metà del terreno perso. «La scommessa implicita è sulla crescita potenziale che potrà essere significativamente innalzata grazie ai programmati investimenti pubblici, ma che non sarebbe solida e duratura se non facesse leva sul ritorno vigoroso delle iniziative imprenditoriali», infatti, «i dati mostrano che ampi spazi di recupero vi sono anche per gli investimenti privati» grazie agli stimoli del Pnrr. Servirà superare le fragilità appartenenti alla nostra economia con riforme strutturali e decise, puntando su investimenti sostenibili nelle infrastrutture e nell’ambiente.

A proposito dei conti pubblici, la Corte dei Conti osserva che le misure discrezionali, insieme alle minori entrate e maggiori spese indotte dalla crisi, hanno portato nel 2020 ad un crollo del saldo primario, passato da un avanzo dell’1,8% ad un valore negativo di -6%. Ciò ha contribuito ad aumentare l’indebitamento netto di 7,9 punti, collocandosi al 9,5% del Pil. Il rapporto fra il debito pubblico e il prodotto è aumentato al 155,8%, con un incremento di 21,2 punti percentuali (+21,6% rispetto a fine 2019). Ripartire è possibile, ma solo creando un contesto più trasparente ed efficiente con le riforme su giustizia, pubblica amministrazione, ammortizzatori sociali e fisco, al fine di attrarre imprese e capitali esteri, di offrire occasioni di lavoro ai giovani e di dare un consistente impulso alla lotta contro l’evasione fiscale per assicurare contestualmente una crescita del rapporto entrate su Pil e una riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese.   

Importante anche il discorso del debito pubblico, che necessita di una graduale, riduzione, prevista a partire dal 2022. Sarà fondamentale che siano preservati tassi di interesse contenuti, per i quali è «cruciale la credibilità degli impegni affinché si minimizzi lo spread che va a sommarsi al tasso di interesse di fondo», permettendo «un favorevole sentiero prospettico per il costo medio». 

«Altrettanto rilevante, se non di più, è l’impegno affinché il debito pubblico non si traduca in una riduzione dello stock complessivo di capitale nell’economia ma, al contrario, in una sua crescita. E ciò dipenderà, in grande misura, dalle caratteristiche qualitative degli investimenti programmati del Pnrr». Il graduale rientro dal debito potrà effettivamente avvenire solo all’interno di un quadro di crescita molto più vivace di quello conosciuto negli ultimi decenni; ma che al contempo sarà difficile che possa prodursi senza un ritorno, superata la crisi pandemica, ad un sostenibile avanzo primario.

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