Di fronte alle Commissioni congiunte Bilancio di Senato e Camera riunite per le audizioni sul Def, il documento di economia e finanza, è intervenuto il capo del dipartimento di economia e statistica di Bankitalia, Eugenio Gaiotti che ha ipotizzato i numeri in questo momento così delicato. “Se il lockdown terminasse a giugno – ha detto – il Pil registrerebbe nel 2020 un calo dell’8%, come previsto nel Def, ma se le misure per limitare la diffusione del coronavirus dovessero essere prorogate, il crollo dell’attività economica sarebbe anche peggiore. Le ripercussioni della pandemia sul quadro macroeconomico dureranno oltre il breve periodo. Per questo non è adesso il momento dell’austerity – ha spiegato – politiche restrittive sarebbero controproducenti. L’attività economica deve essere sostenuta. Le misure messe in campo dal governo, come le moratorie e le garanzie sui prestiti, sono essenziali per evitare una crisi di liquidità, anche se hanno fatto impennare il debito; quindi – ha concluso – bisognerà definire una strategia di lungo periodo per ridurlo e riportare i conti pubblici, la cui solidità non è messa a rischio dall’emergenza, su un sentiero virtuoso di progressivo calo”.
Secondo i dati di Bankitalia, nella prima metà dell’anno è atteso “un calo dell’attività economica di entità eccezionale”. La produzione industriale sarebbe scesa del 15% in marzo e di circa il 6 nella media del primo trimestre; nel trimestre la caduta del Pil potrebbe essere stata attorno a 5 punti percentuali”. Il protrarsi dell’epidemia porterà ad una caduta del prodotto, “verosimilmente più accentuata – spiegano da Bankitalia – anche nel secondo trimestre, cui potrebbe fare seguito un recupero nella seconda parte dell’anno”.
“Condivisibile” secondo Bankitalia, la valutazione espressa nel Def secondo cui l’economia avrà bisogno di un adeguato periodo di sostegno e rilancio, durante il quale, sottolineano “politiche di bilancio restrittive sarebbero controproducenti, mettendo in evidenza come, nonostante l’aumento del debito registrato, la sostenibilità non è alterata da uno shock temporaneo, anche di ampia portata, in presenza di una strategia credibile per i conti pubblici e per la crescita dell’economia, che garantisca nel medio termine un’evoluzione favorevole del differenziale tra la dinamica del prodotto e l’onere medio del debito”.
Secondo i dati, circa metà dell’aumento del peso del debito nell’anno in corso “è dovuto all’effetto meccanico dato dalla caduta del prodotto al denominatore; la sua diminuzione prevista per il 2021 dipende dall’intensità del recupero atteso dell’attività”. Anche per questo il downgrade di Fitch non preoccupa. “Ne prendiamo atto – dice Gaiotti – è stato motivato pressochè esclusivamente dalla crisi pandemica, che e’ una crisi globale. Le nostre analisi sono in linea con le valutazione di altre agenzie, che nei giorni scorsi hanno confermato il rating”. A pesare sui conti pubblici sarà comunque la brusca diminuzione del gettito. Nel Def si legge che nel 2020 le entrate complessive dovrebbero registrare un calo tendenziale di quasi il 6% e questa, secondo Bankitalia, è una “flessione senza precedenti almeno negli ultimi 50 anni”.
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