La situazione inedita presta il fianco a un approccio duplice: c’è chi teme la possibile, nuova ondata della pandemia e chi non la ritiene inevitabile. Mentre si aggrava la situazione in molte regione dell’Europa e il Belgio annuncia l’arrivo di un nuovo picco epidemico, virologi ed esperti italiani si dividono sul rischio concreto che una nuova seconda fase dell’epidemia possa colpire anche il nostro Paese. Se per l’infettivologo Massimo Galli quest’ultimo scenario “non è ineluttabile”, l’ex ministro alla Sanità Girolamo Sirchia si mostra critico affermando che manca un piano d’azione per far fronte a una ulteriore emergenza legata al nuovo coronavirus.
La seconda ondata, per Sirchia, è un rischio concreto che ci coglierebbe però impreparati: “Sono molto preoccupato per la seconda ondata di contagi da coronavirus in autunno. Dovremmo prepararci ad affrontarla e – avverte – non lo stiamo facendo. Non vedo un piano strutturato e coordinato per arginarla”. Secondo l’ex ministro, infatti, “non possiamo illuderci che in Italia la situazione sarà diversa rispetto a quello che vediamo ora in Belgio o Spagna”. Ma il problema è che “manca, innanzitutto, la consapevolezza del rischio di una seconda ondata e assistiamo a una continua sottovalutazione da parte di scienziati, commentatori e politici che continuano a dire che non ci sarà, ma per l’influenza Spagnola fu più letale della prima”.
Anche per Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università di Milano e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano, con il peggioramento della situazione pandemica in vari Paesi europei, oltre che in Asia e in America, “oggi il rischio di una seconda ondata di Covid-19 in Italia diventa più pesante e concreto. Infatti, se altre nazioni europee intorno a noi non tengono, il pericolo aumenta indubbiamente anche per il nostro Paese”. Tuttavia, precisa, “se non verranno a mancare la capacità di individuazione rapida dei focolai ed il rispetto delle misure di prevenzione, allora il rischio di una seconda ondata si attenua, anche se la situazione ‘esterna’ all’Italia costituisce un forte pericolo visto che molti nuovi casi di infezione sono di importazione”.








