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Continua la fuga dei giovani dall’Italia | L’analisi di Marco Impagliazzo

“Destano grande preoccupazione i risultati dell’indagine condotta da Ipsos per conto della Fondazione Raffaele Barletta: il 35% degli under 30 è disposto a lasciare l’Italia per vivere nuove opportunità lavorative e retributive”. Lo scrive su Avvenire Marco Impagliazzo, secondo il quale “il rischio, per un sistema-Italia che da tempo fa i conti con l’inverno demografico, è quello di perdere altri giovani, oltre a coloro che non sono nati, e in particolare proprio quelli più preparati a muoversi sugli scenari globali, con le ovvie, tragiche ricadute che tutto questo avrebbe sul piano della competitività produttiva e della tenuta del quadro previdenziale.

Tra le motivazioni che spingerebbero tanti giovani a trasferirsi all’estero ci sono i ‘salari più alti’ (45 su 100) e le ‘opportunità di lavoro migliori’ (44 su 100), ma non vanno trascurati segnali differenti, più rapportabili alla scarsa attrattività del Paese nel quale si è nati. Impressiona che il Paese che abbiamo costruito non piaccia a chi vi si affaccia all’inizio dell’età adulta. Abbiamo sbagliato qualcosa nel prenderci cura di questa Italia? Probabilmente sì, e va posto riparo a tutto questo. Vanno cercate tutte le soluzioni possibili per rendere più attrattivo il Paese, va rimesso a posto il suo ascensore sociale, e resa più corretta la sua gestione dei rapporti fra le generazioni.

Mi sembra, ad ogni modo, che la questione centrale non sia tanto quella dei bassi salari o delle minori opportunità offerte ai più giovani. È ovvio che tali problemi esistono ma indubbiamente i fattori in gioco sono più complessi, e le dinamiche psicologiche, emozionali e umorali giocano un ruolo di primo piano nel plasmare le aspettative di classi d’età che soffrono per la crescente marginalità e irrilevanza cui si sentono condannate e che non si riconoscono più di tanto in una comunità nazionale sempre più vecchia, spaesata, instabile”.

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