Sono passati pochi mesi da quando centinaia di leader del settore informatico avevano denunciato i rischi “esistenziali” posti per l’umanità dall’intelligenza artificiale (Ai) e invocato un intervento regolatorio per mitigare tali rischi. I quali vengono comunemente identificati nelle minacce per le democrazie da una infinita capacità di manipolazione, nella minaccia creata per milioni di posti di lavoro “medium to high skill” e nella possibilità che la tecnologia si renda autonoma dai suoi creatori.
Il Parlamento europeo, prevedibilmente, si sta muovendo nella direzione di imporre alle società informatiche obblighi di tutela degli individui, mentre gli Stati Uniti e altri paesi anglosassoni studiano la possibilità di intervenire su aspetti specifici della tecnologia alla radice dell’intelligenza artificiale.
La Cina, naturalmente, si preoccupa molto del controllo politico dei processi, ma non disdegnerebbe soluzioni regolatorie innovative, se identificate da loro. Il G-7 ha creato un gruppo di lavoro per rendere “interoperabili” le regole delle diverse giurisdizioni, se resteranno diverse. Un summit per identificare le regole per l’intelligenza artificiale è stato convocato in novembre dal Regno Unito. Un quadro, dunque, in forte fibrillazione, che tuttavia, per ora, non indica ancora soluzioni praticabili, almeno non insieme nel mondo avanzato.
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