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Claudio Tito (la Repubblica): «Il Mediterraneo sta acquisendo sempre più centralità politica»

Il ruolo geopolitico dell’Italia e del Mediterraneo nel nuovo scenario internazionale. Ne parla Claudio Tito su Repubblica: “La guerra in Ucraina sta restituendo centralità politica al Mediterraneo. È di nuovo un mare di confine. Che separa mondi e culture.

Lo è soprattutto – scrive l’editorialista – agli occhi degli Stati Uniti che negli ultimi 15 anni avevano iniziato a considerarlo un “lago” ormai “pacificato”.

Il conflitto che da Kiev allarga inevitabilmente i suoi effetti verso Ovest e verso Sud ha, quindi, già modificato la dottrina americana nel Vecchio Continente.

Il cambio – che sembra soprattutto un ritorno al passato – pone l’Italia in un quadro del tutto nuovo. O forse la mette in condizione di riconquistare un ruolo che aveva progressivamente perso.

Il nostro Paese è stato per almeno cinquant’anni la “portaerei” dell’Occidente in questo spazio di acqua che divide Europa, Asia e Africa.

E la funzione svolta negli equilibri internazionali, anche in chiave di mediazione in alcune crisi, era direttamente connessa a questa situazione di fatto.

Il dialogo emerso nelle ultime settimane e dopo il recente colloquio di Washington tra il presidente statunitense Biden e il presidente del Consiglio Draghi sembra allora ripristinare un’antica consuetudine.

È chiaro che in questo caso il rapporto è facilitato da una conoscenza diretta e consolidata tra i due. Ma si tratta comunque – sottolinea – di una relazione che assegnando al nostro Paese una posizione che non occupava da tempo.

L’Italia, dunque, proprio per la sua collocazione geografica, non si può permettere il lusso di stare ferma. È chiaro che le ripercussioni di questo conflitto insensato ricadono su tutti o su quasi tutti.

Ma proprio il Mediterraneo ci espone a delle conseguenze superiori e peggiori. Il rischio, ad esempio, di una crisi alimentare che possa abbattersi in maniera devastante in Africa significa per le nostre coste l’elevata probabilità di una ennesima crisi migratoria.

L’Italia, dunque, semplicemente non può stare ferma. E gli Stati Uniti, che colgono spesso in anticipo i processi geopolitici, ne appaiono consapevoli. Ma da soli, per troppo tempo da soli, è difficile conseguire risultati.

L’Unione Europea sta mostrando tutti i suoi limiti in politica estera. L’iniziativa italiana, però, dovrà essere affiancata da una europea. Se non dell’Ue, di alcuni dei suoi governi. Il modello della Conferenza di Helsinki citato da Draghi è la prova che serve un coinvolgimento ampio”.

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