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Claudio Descalzi, AD di Eni: “Per l’energia si apre la nuova frontiera dell’Asia”

“Abbiamo unito con Petronas i nostri rispettivi asset in Indonesia e Malesia, costituendo una società da 300 mila barili al giorno di produzione, che diventeranno 500 mila, con 3 miliardi di riserve combinate e 10 miliardi di barili di potenziale esplorativo”.

Lo dice in una intervista al Corriere della Sera Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni.

“Oltre alle dimensioni, siamo nell’area dell’Asia Pacifico, mercato in forte crescita.”

E quando si parla di crescita economica, si parla di energia che ne è il motore.

“L’aumento della domanda mondiale di gas sarà guidato dai mercati asiatici anche per il ruolo di fonte destinata a rimpiazzare il carbone (che, lo si dimentica, è tuttora la principale fonte di produzione energetica), con benefici in termini di abbattimento delle emissioni”, afferma.

“Competenze e tecnologia fanno la differenza. In molti erano dubbiosi che potessimo realizzare progetti di liquefazione del gas non sulla terra ferma ma al largo nel mare – sottolinea – Ci siamo riusciti prima in Mozambico, poi in Congo e adesso in Argentina. Non si tratta di progetti pilota sperimentali. In Argentina con YPF esporteremo 17 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030”.

Oggi “il gas arriva dalla Siberia artica con il progetto Yamal condotto da Novatek.

“Nel 2027 quel gas sarà deviato verso l’Asia e il Medio Oriente. Attraverso un riassetto dei trasporti marittimi è possibile che per l’Europa non ci siano scossoni”, ma “se quel gas non arrivasse tutto all’Asia per distanza e vincoli logistici, strozzature nelle infrastrutture, Yamal ridurrebbe la produzione. E questo sì che creerebbe tensioni sui mercati che va ricordato sono globali. Dipende anche dalle scelte che farà l’Europa”.

Per Descalzi, sul versante della transizione, “si deve cambiare approccio. Le rinnovabili non possono fare tutto. Hanno bisogno di gas e nucleare a supporto. Non si può viaggiare a colpi di sussidi. Serve una strategia che permetta di allocare capitali verso business low carbon. Servono investimenti e strumenti finanziari”.

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