Il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, concentra l’attenzione sulle parole usate ieri dai ministri Cingolani e Di Maio per affrontare il tema della dipendenza dell’Italia dal gas proveniente dalla Russia. “Cingolani ha ammesso che la crisi in Ucraina costringe l’Italia a «incrementare la produzione nazionale sui giacimenti esistenti» e impostare «una riflessione sull’energy mix».
Per Di Maio «l’attuale impatto di questa crisi ci conferma l’esigenza di un coordinamento europeo non solo nella fase di stoccaggio del gas ma soprattutto nella fase di formazione dei contratti di fornitura». In sostanza – sintetizza Cerasa – il tema è cosa può fare nel breve termine l’Italia per governare la sua dipendenza dal gas russo.
Una prima risposta l’ha offerta Cingolani, ma si tratta di una soluzione tampone destinata a incrementare solo una quota tra i 2 e i 5 miliardi di metri cubi di gas su un fabbisogno totale dell’Italia pari a 70 miliardi di metri cubi. La seconda risposta, più interessante, la si trova scavando tra i piani non ancora noti del governo.
E qui i filoni sono due. Il primo riguarda la volontà di Draghi di chiedere alla Commissione Ue di rinegoziare l’accordo con la Trans Mediterranean Pipeline, gasdotto che collega l’Algeria e l’Italia passando per la Tunisia. Attualmente, il gasdotto pompa gas per il 10% della sua portata e l’obiettivo dell’Italia è portare il gasdotto a una quota vicina al 90% della sua capacità, in modo da poter attingere nel giro di un anno a 20 miliardi di metri cubi ulteriori di gas.
Il secondo filone riguarda un accordo di collaborazione che il governo ufficializzerà a breve e che riguarda uno stock di Gnl (gas naturale liquefatto) opzionato da tre paesi disposti a collaborare con l’Italia (Qatar, Canada, Giappone).
Per poter gestire lo stock di Gnl il governo darà vita a un piano d’emergenza nei porti per creare rigassificatori straordinari e chiederà alla Commissione di coordinare la distribuzione del Gnl in Italia aiutandosi con i rigassificatori di Spagna e Croazia.
Meno dipendenza dal gas russo, scommessa sulla neutralità energetica, meno ideologia ambientalista e un passo in avanti per creare una regia europea per i contratti di fornitura del gas. Forse – conclude Cerasa – non tutte le crisi vengono per nuocere”.
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