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Cina, crescita sotto il 5%: pesa il calo demografico | L’analisi

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La Cina rallenta: crescita ai minimi dal 1991

La Cina si prepara a una fase di crescita più lenta. Le stime per il 2026 indicano un aumento del Pil compreso tra il 4,5% e il 5%, un livello che rappresenta il dato più basso dal 1991, se si esclude il 2020, anno in cui le previsioni non furono formulate a causa della pandemia.

Le nuove stime sono state presentate a Pechino dal premier Li Qiang all’apertura dell’Assemblea nazionale del popolo, alla presenza del presidente Xi Jinping. In parallelo il governo ha annunciato anche un aumento del 7% della spesa militare, la seconda più alta al mondo dopo quella degli Stati Uniti.

Nel contesto europeo numeri di questo tipo rappresenterebbero una crescita rilevante. Tuttavia, per la seconda economia mondiale il rallentamento rappresenta un segnale di attenzione.

Le difficoltà dell’economia cinese

La revisione delle previsioni di crescita si inserisce in un quadro economico complesso. A incidere sull’andamento dell’economia cinese sono diversi fattori, tra cui la domanda interna debole, le tensioni commerciali e la crisi del settore immobiliare.

Per molti anni il comparto immobiliare ha rappresentato uno dei principali motori della crescita economica del Paese. In passato il settore è arrivato a incidere fino a quasi un quarto dell’economia nazionale.

Negli ultimi anni tuttavia il comparto ha subito un ridimensionamento significativo. Il calo dei prezzi delle abitazioni e la riduzione delle entrate derivanti dalla vendita dei terreni hanno messo sotto pressione anche i conti delle amministrazioni locali.

Occupazione e consumi al centro della strategia

In questo contesto il governo cinese punta a rilanciare i consumi interni. Sul fronte del lavoro l’obiettivo è mantenere il tasso di disoccupazione urbana intorno al 5,5%.

Pechino intende inoltre creare oltre 12 milioni di nuovi posti di lavoro nelle città. Resta però elevata la disoccupazione giovanile, che negli ultimi anni ha superato il 16% e nel 2023 aveva raggiunto un picco superiore al 21%, prima della revisione metodologica dei dati ufficiali.

Tra gli altri obiettivi macroeconomici indicati dal governo figurano un’inflazione intorno al 2% e una politica fiscale relativamente espansiva, con un deficit pubblico pari a circa il 4% del Pil.

La sfida demografica per la Cina

Accanto alle dinamiche economiche, il governo cinese guarda con attenzione alla questione demografica. Negli ultimi anni Pechino ha iniziato a promuovere politiche per contrastare il calo demografico e favorire una società definita “più favorevole alla natalità”.

Il tema rappresenta una delle principali sfide strutturali per il Paese dopo decenni segnati dalla politica del figlio unico, che ha inciso profondamente sulla struttura della popolazione.

Per questo motivo il rafforzamento della domanda interna viene collegato anche alle strategie demografiche e sociali.

Il nuovo piano quinquennale e l’innovazione tecnologica

Durante le “Due Sessioni” della politica cinese è stata presentata anche la bozza del quindicesimo piano quinquennale (2026-2030).

Il piano punta a rafforzare l’autosufficienza tecnologica della Cina in un contesto geopolitico sempre più competitivo. Tra gli ambiti indicati figurano intelligenza artificiale, semiconduttori, robotica e tecnologie quantistiche.

Il governo prevede inoltre un aumento della spesa in ricerca e sviluppo pari a circa il 7% annuo.

Gli obiettivi ambientali della strategia cinese

Accanto alle politiche economiche e tecnologiche, il piano prevede anche obiettivi ambientali. La Cina punta a una riduzione delle emissioni di anidride carbonica per unità di Pil pari a circa il 3,8%.

Secondo il premier Li Qiang, questo obiettivo «soddisferà molteplici esigenze, tra cui quelle relative allo sviluppo economico e sociale».

La strategia rientra nel percorso avviato da Pechino per raggiungere il picco delle emissioni di carbonio prima del 2030 e la neutralità climatica entro il 2060.

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