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C’è attesa per il testamento di Silvio Berlusconi | Lo scenario

Dopo l’addio a Silvio Berlusconi, gli occhi sono tutti puntati sul testamento che darà la linea sul destino della galassia Mediaset-Mondadori-Mediolanum.

Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, il faro nelle scelte del Cavaliere per il dopo sé stesso è la sintesi di due parole: continuità e compattezza.

E ieri in Duomo i figli che si prendevano per mano e Marina che teneva la mano di Marta Fascina sono apparsi una squadra-famiglia compatta come il Milan berlusconiano di Arrigo Sacchi.

Tradotto e trasferito sul piano della governance societaria vuol dire che uno spezzatino del Biscione è assai improbabile.

Dunque l’idea che Banca Mediolanum possa “sganciarsi” da mamma Fininvest per avvicinarsi ai tre figli più giovani lasciando campo libero a Marina e Pier Silvio su Mondadori e Mfe-Mediaset, è un’ipotesi che circola ma – secondo fonti convergenti – corre nel vuoto.

Evidente che questi sono i giorni delle congetture anche suggestive.

Per esempio c’è chi afferma che le fideiussioni di Berlusconi sui debiti di Forza Italia (92 milioni) sarebbero garantite da patrimonio personale e sarebbero materia di testamento.

I fatti concreti, però, li leggerà solo il notaio, dando per scontato ciò che ancora non lo è al 100%, e cioè l’esistenza di un testamento.

I tempi potrebbero essere brevi, il notaio dovrebbe essere Arrigo Roveda di Milano.

Esattamente 30 anni fa proprio nello studio Roveda nacque “Forza Italia! Associazione per il buon governo”, primo nucleo del partito.

Tempi ravvicinati perché l’assemblea Fininvest per bilancio e nomine è alle porte (29 giugno) e poi perché il gruppo ha aziende quotate in Borsa e la speculazione prospera se gli argini informativi si abbassano.

Si è intanto fermata la corsa dei titoli Mfe-Mediaset che ieri hanno chiuso in calo (-2,82% per Mfe A e -2,45% per Mfe B), dopo la volata delle ultime sedute (+25% per le azioni di tipo A e +16% per quelle di tipo B, che hanno più peso come diritti di voto e sono meno volatili).

La speculazione sui titoli ruotava sul futuro controllo di Fininvest che, come ormai è noto, sarà chiarito solo all’apertura del testamento.

A supporto anche voci di mercato su possibili mire di gruppi esteri.

Ma sia la Fininvest che Pier Silvio Berlusconi con dichiarazioni su continuità e stabilità, hanno smorzato gli “entusiasmi” speculativi.

Parlando del dopo-Silvio, anche Repubblica sottolinea come la prima prova per la famiglia arriverà già nei prossimi giorni con l’apertura del testamento.

Gli eredi sembrano anche determinati ad arginare qualsiasi smottamento nella gestione dell’impero televisivo e determinati ad andare avanti senza apporti esterni.

Se è così verrà rispedita al mittente qualsiasi avances che altri gruppi ed esponenti vicini alla famiglia stanno facendo arrivare in queste ore.

In particolare quelle di Urbano Cairo, editore del gruppo Rcs-La7, che negli ultimi giorni ha tentato di accreditarsi presso la famiglia e la politica come stampella necessaria in questo delicato momento di passaggio generazionale.

La narrativa circolata in ambienti romani riferisce di un Cairo che si fa promotore di un matrimonio Rcs-Mediaset grazie a un ipotetico accordo tra Marina Berlusconi e la premier Giorgia Meloni, volto a far diventare il polo editorial-televisivo che nascerebbe un punto di riferimento del governo di centrodestra.

Con la ciliegina sulla torta della vendita de La7 al gruppo Discovery per evitare i paletti regolamentari dell’AgCom e per staccarsi dall’area politica della sinistra.

Ma questa prospettiva, secondo fonti attendibili citate dal quotidiano, non sta attecchendo né presso la famiglia Berlusconi né nell’entourage più stretto della Meloni.

Anzi, l’ipotesi Cairo sarebbe stata accolta con stupore da Pier Silvio che, constatati i valori in campo (Mfe capitalizza 1,75 miliardi in Borsa mentre Rcs solo 376 milioni) avrebbe detto con una battuta ai suoi collaboratori che al massimo sarebbe Mfe a poter comprare Rcs e non viceversa.

E a poco sembrano servire i messaggi lanciati da Cairo in Tv anche ieri, quando al Tg1 ha rivelato che a gennaio si è visto tre volte a cena con Silvio Berlusconi, forse nella ricerca di una investitura nella successione.

Così come sembrano altrettanto fuori luogo le ipotesi di un nuovo avvicinamento del gruppo francese Vivendi a Mfe, dopo cinque anni di battaglie legali e uno di tregua.

I francesi hanno ancora in portafoglio il 23% del capitale Mfe ma si sono impegnati a cederlo in presenza di determinati prezzi.

Ciò non è ancora successo ma potrebbe accadere nei prossimi mesi e in ogni caso i vertici di Vivendi in Italia non sono ben visti dal governo Meloni a causa dello stallo nella partita Tim, dove fanno ostruzione alla vendita della rete allo Stato.

Ieri si è avuta un’ulteriore riprova di queste frizioni con la mancata nomina nel cda Tim dell’uomo indicato da Vivendi, Luciano Carta, cha ha dovuto cedere il passo ad Alessandro Pansa proposto dalla Cdp e avallato dal cda.

Dunque l’ipotesi più probabile, al momento, è che una volta conosciuto il contenuto del testamento di Silvio Berlusconi, e in mancanza di stravolgimenti negli assetti proprietari di Fininvest, Pier Silvio prosegua nella sua strategia europea, cercando l’affondo sulla partecipata tedesca.

Contando sul fatto che ora non avrà più un marchio politico sulle spalle, come quando suo padre era in vita, elemento che aveva irrigidito le istituzioni teutoniche.

E nella consapevolezza che sua sorella Marina non si metterà a far politica.

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