“Una vicenda locale, di strumentalizzazione pre-elettorale, che è però sintomo di un problema nazionale: il rapporto della destra e della sinistra con il proprio passato”. Così Carlo Galli su Repubblica commentando gli incidenti di sabato scorso a Bologna.
“Che appunto è passato, certamente, ma che lo è diversamente, e che diversamente pesa sul presente. Per quanto riguarda la sinistra, infatti, è pura fantasia ipotizzare una continuità fra il suo partito principale e ogni forma di violenza, o pensare a una vicinanza a posizioni anti-sistema e antagonistiche. Non solo il Pci fu un partito d’ordine che contribuì alla edificazione della struttura costituzionale del Paese e che superò il ribellismo endemico dei ceti subalterni portandoli a una cittadinanza consapevole. E fu soprattutto nemico aperto del terrorismo, pagando l’inimicizia con la morte di suoi esponenti (si pensi a Guido Rossa).
All’opposto stanno le cose a destra. Qui – spiega Galli – il rapporto con la violenza fu rivendicato anche dai massimi livelli (si ricordi Almirante e lo ‘scontro fisico’), il confine tra il partito e i gruppi eversivi fu più spugnoso e ambiguo, la postura anti-sistema fu coltivata almeno da una parte significativa dei gruppi dirigenti e dei militanti, l’estraneità alla cultura democratica fu più decisa e dura a morire.
Ora, Fratelli d’Italia non è il Msi, non è neo-fascista né post-fascista ma a-fascista; e non si può pensare che siano fascisti o post-fascisti i milioni di italiani che votano a destra. FdI è una destra nuova, del terzo millennio. È l’esito di varie trasformazioni, fra cui l’evoluzione della democrazia in post-democrazia a impronta oligarchica, e della ribellione nazional-populista contro ceti politici tradizionali, sempre più deboli e delegittimati dalle crescenti difficoltà dell’economia.
Ma è anche vero che, a livello del partito, i rapporti con il passato non sono stati tagliati; piuttosto, vi si e messa la sordina, li si e fatti scivolare in una zona d’ombra. C’è un cambiamento che sembra un adattamento ai tempi nuovi più che una decisa discontinuità. Continua a pesare, insomma, un’estraneità storica alle tradizioni democratiche che sfuma in un’accettazione soltanto di fatto delle forme e delle idee della democrazia: è proprio questo a lasciare margini per incertezze e passi falsi. Per eliminare i quali – conclude – sarebbe necessario istituire, nel presente, un rapporto non occasionale ma esistenziale con la democrazia”.








