Carlo Bonomi (Presidente Confindustria): «Mi auguro che dalla crisi riemerga un governo che ascolti chi fa crescere il Paese»

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«È tempo che la politica esca dalla gabbia dei personalismi, è la vera emergenza. Nessuno parla più della realtà, ma la realtà bussa alla porta e presenta il conto». Lo afferma il Presidente di Confindustria Carlo Bonomi commentando, in un’intervista a Federico Fubini del Corriere della Sera, la crisi di governo in atto.

Ha trovato interlocutori adatti nel governo per recepire il suo messaggio? «Abbiamo buoni rapporti con singoli ministri, ma nel complesso questo è stato un governo molto chiuso su sé stesso. Non ci ha mai dato risposte: zero sul piano Italia 2030 che portammo agli Stati generali, zero sul piano 2030-2050 che abbiamo presentato all’assemblea generale». Non pretenderà che il governo faccia quel che dice Confindustria. «Ovviamente no, ma ci piacerebbe essere consultati. In fondo l’industria manifatturiera è quella che tiene in piedi il Paese, è il settore che genera indotto per i servizi ed è quello che va meglio: nel 2019, in piena crisi e nel silenzio generale, il manufatturiero italiano è persino salito di una posizione da ottavo a settimo nel mondo».

Dunque che assetti di governo si augura per quel che resta della legislatura? «Mi auguro che ci sia un governo disponibile ad ascoltare chi ha dimostrato capacità di far crescere il Paese. Se vogliamo la decrescita felice, è un’altra storia. Ma se invece vogliamo aprire la strada della ripresa si può immaginare che l’industria tutta sia una delle voci ascoltate, e non solo nel nostro interesse». Ora c’è un documento sul Recovery approvato l’altra sera in Cdm. È quello che serve al Paese? «Siamo molto critici. Si è arrivati ad approvarlo senza dibattito né confronto. Non ci hanno mai interpellati. Quanto alla sostanza, ho cercato di leggerlo più volte ma non ci ho trovato una visione. Non c’è il senso di quale Paese vogliamo costruire».

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