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Tito Boeri (economista): «L’attenzione è sui licenziamenti, nessuno parla delle assunzioni e nuove imprese»

La priorità dovrebbe essere l’aumento delle assunzioni, che preoccupano più dei licenziamenti. Questo secondo l’economista ed ex presidente dell’Inps, Tito Boeri, che sottolinea come «i dati disponibili su luglio dimostrano che per i settori interessati dallo sblocco siamo in linea con la situazione precedente al Covid. In Veneto c’è stato un solo licenziamento collettivo di circa 90 persone».

Boeri focalizza la sua preoccupazione sull’occupazione e le nuove assunzioni da parte delle aziende. «Le imprese industriali avevano del resto già licenziato non rinnovando i contratti a termine, chiudendo i battenti o utilizzando i licenziamenti disciplinari. Le assunzioni con contratti a tempo indeterminato» evidenzia Boeri «sono invece al palo, l’occupazione cresce molto meno del reddito nazionale, la disoccupazione giovanile rimane al 30%. Ma di questo nessuno sembra interessarsi. Tutta l’attenzione è sui licenziamenti e nessuno parla di come stimolare le assunzioni e la nascita di nuove imprese», conclude.

«Sono convinto che molti sindacalisti si sentano avviliti da questa scelta che rende il sindacato estraneo ai luoghi di lavoro. È come dire “noi non ci occupiamo della sicurezza dei lavoratori”» dice l’economista ed ex presidente dell’Inps Tito Boeri riguardo la battaglia che Cgil, Cisl e Uil stanno portando avanti contro il Green pass nelle mense aziendali.

Una battaglia, aggiunge, che «vuol dire abdicare al proprio ruolo. È una materia che va lasciata alla contrattazione collettiva. Secondo alcuni studi, in Italia il 50 per cento dei lavori può essere svolto a distanza o comunque con interazioni molto limitate tra colleghi e utenti. Il restante 50 per cento, invece, è a rischio e può essere messo in condizioni di relativa sicurezza, aumentando il distanziamento sul posto di lavoro, organizzandosi in turni e trovando modi per svolgere alcune funzioni in remoto».

«Ma una legge» continua «non può normare tutti questi casi, e poi ci vuole qualcuno che la faccia applicare. È compito dei datori di lavoro e dei rappresentanti dei lavoratori stabilire che, laddove non sia obiettivamente possibile lavorare in sicurezza, bisogna imporre l’obbligo di vaccinazione. È quanto peraltro avviene in molti altri Paesi», dice ancora Boeri. «Sono d’accordo con Draghi: è giusto il concetto, il principio del reddito di cittadinanza, non il modo con cui è stato declinato».

«Ci vuole uno strumento universale e selettivo di contrasto alla povertà. Il reddito di cittadinanza oggi ha dei difetti di progettazione che fanno sì che non raggiunga molti poveri e scoraggi dalla ricerca di lavoro chi lo riceve, soprattutto al Sud. Questi problemi vanno affrontati e risolti», aggiunge Boeri.

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