“Siamo lontani dal target di contenere entro 1,5 gradi l’aumento della temperatura globale entro fine secolo” rispetto al periodo preindustriale e “dallo zero netto di emissioni di CO2 entro il 2050.
La prossima Conferenza mondiale sul clima, la Cop28 di Dubai, dovrà ammettere che siamo lontani dagli obiettivi dell’accordo di Parigi” del 2015 “e come fare per rimetterci in carreggiata”.
A lanciare l’allarme è il direttore generale dell’Irena (l’agenzia internazionale per l’energia rinnovabile a cui aderiscono 167 Paesi e l’Unione europea), Francesco La Camera.
Ospitato nel complesso Eni Gazometro, a Roma, La Camera è venuto a presentare il primo volume dell’outlook 2023 della ‘Transizione energetica mondiale – percorso verso 1,5 gradi’ (in gran parte diffuso il 22 giugno scorso e che sarà presentato anche in altre parti del mondo) avvertendo che già “fra due anni rischiamo di aver raggiunto +1,5 gradi e anche 2 di questo passo”.
Per cui serve triplicare ogni anno e fino al 2030 la nuova potenza di energia pulita aggiungendo mille gigawatt all’anno nel mondo mentre gli investimenti devono quadruplicare ogni anno e servono 150mila miliardi di dollari il che “è tecnicamente fattibile ed economicamente sostenibile”.
Poi il numero uno di Irena ha detto che “chi produce oil e gas non è un nemico”, per la decarbonizzazione serve “lo sforzo di tutti gli attori.
Un’alleanza senza il capitale delle compagnie che hanno fatto l’economia di oggi non si può”.
E l’Ad di Eni, Claudio Descalzi, ha ricordato che “bisogna vivere nel presente e riuscire a rispondere alla domanda” di energia.
“La componente meno inquinante degli idrocarburi è il gas, non possiamo compensarlo col carbone che inquina il 50-60% in più.
Stiamo crescendo moltissimo nelle rinnovabili, siamo arrivati a 3 gigawatt e abbiamo l’obiettivo di 15 gigawatt nel 2030″ ma “ci vogliono investimenti, che non devono essere solo a carico dello Stato altrimenti ricadono sulle persone.
Tutto quello che è sovvenzionato ci rende più fragili, il mercato deve confrontarsi con sé stesso.
Si può aiutare all’inizio le rinnovabili, l’idrogeno, ma non possiamo pensare che per vent’anni dobbiamo sovvenzionare un’attività industriale”.
“Noi per la prima volta parteciperemo” alla Cop28, ha detto Descalzi, “portiamo i frutti degli Stati con cui lavoriamo”, “abbiamo siglato accordi con Algeria, Libia, Mozambico, Congo, Egitto, Indonesia che non puntano solo su oil e gas ma sulla ristrutturazione industriale”, “sulla decarbonizzazione, con investimenti in rinnovabili con cui si supporta la popolazione interna”.
“Basta con i libri dei sogni – ha detto il vice ministro all’Ambiente e alla sicurezza energetica Vannia Gava – Il Pniec è stato condiviso ed è assolutamente realizzabile, con obiettivi sfidanti.
Vogliamo arrivare a net zero nel 2050 ma dobbiamo farlo con le tecnologie disponibili, in modo graduale” e “per lo sviluppo delle rinnovabili dobbiamo puntare sulle semplificazioni”.
Intanto l’Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) avverte che è tornato dopo sette anni El Nino, il fenomeno atmosferico di riscaldamento del Pacifico tropicale centrale e orientale, che dura fra i 9 e i 12 mesi, aumenta le precipitazioni in alcune aree e la siccità in altre.
Aumenterà la probabilità di battere i record di temperatura e innescherà più caldo estremo in molte parti del mondo e degli oceani.
È il segnale ai governi nel mondo affinché si preparino a limitare gli impatti sulla salute, gli ecosistemi e le economie.
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