Dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi, Claudio Cerasa fa alcune considerazioni sulle pagine del Foglio. «Lo hanno attaccato ma poi ci hanno fatto i governi. Lo hanno combattuto, ma poi ci hanno fatto gli accordi. Lo hanno detestato, ma poi gli hanno dato ragione», scrive. «Nelle ultime ore, si è sentito dire spesso che una delle principali caratteristiche politiche del berlusconismo, in questi anni, ha coinciso con il suo essere stato estremamente divisivo e con il suo essere riuscito in diverse circostanze a lacerare letteralmente un intero paese. Ma accanto al Berlusconi divisivo nel corso del tempo è emerso con forza anche un Berlusconi diverso divenuto per la disperazione dei propri avversari anche l’esatto opposto: un simbolo cristallino di formidabile trasversalità. E tutti i leader del centrosinistra, negli ultimi trent’anni, sono stati sedotti dalla trasversalità del Caimano».
Cerasa ricorda D’Alema nel 1997, Renzi nel 2014, Bersani nel 2011, Letta nel 2013, Conte nel 2021. «E il risultato» sottolinea «è che negli ultimi dieci anni il Pd e Forza Italia hanno governato insieme per sei anni. Per non parlare poi del quadro europeo. Dove il centrosinistra antiberlusconiano e il centrodestra berlusconiano, tranne una parentesi tra il 1999 e il 2004, governano insieme ininterrottamente dal 1994. Il Berlusconi di lotta ha diviso l’Italia, ma il Berlusconi di governo ha avvicinato i poli politici più di quanto abbiano fatto i suoi avversari. E con la sua spontanea trasversalità ha creato non solo le condizioni per unire il paese su alcuni temi che contano ma anche per rendere ridicoli molti di coloro che in questi anni hanno tentato di considerare Berlusconi come un corpo estraneo della nostra democrazia».
«Il vero termometro della trasversalità di Berlusconi, però, lo si trova su un campo che era stato questo sì divisivo nella prima fase della stagione berlusconiana. Quel campo è ovviamente la giustizia. E la battaglia quotidiana combattuta dal Cav. contro la trasformazione dell’Italia in una repubblica codina, giacobina, fondata sulla gogna e sulla venerazione della magistratura d’assalto costringe tutti a porsi una domanda: era davvero così divisiva quella lotta o quella lotta era dirompente solo perché sgretolava un totem e dunque una consuetudine? Lo hanno detestato» conclude «ma poi gli hanno dato ragione. La trasversalità del Cav., in fondo, era tutta qui».
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