La Banca d’Italia propone di alzare la garanzia sui depositi in banca, oggi fissata fino a 100 mila euro in Europa.
Le regole sulle crisi bancarie sono in fase di revisione nell’Ue.
Nella prima proposta della Commissione non si interviene sul punto.
Secondo Bankitalia, tuttavia, un incremento della soglia potrebbe adeguare la garanzia sui depositi alle circostanze attuali e rendere più facili gli interventi alternativi dei fondi di tutela come il Fitd.
“L’attuale livello di protezione fino a 100 mila euro è stato stabilito oltre un decennio fa e non tiene conto del calo della copertura nell’Eurozona negli ultimi anni né della maggiore velocità di ritiro dei depositi registrata negli ultimi episodi di crisi”, ha osservato ieri Paolo Angelini, vicedirettore generale della Banca d’Italia, intervenuto alla Corte dei Conti a Roma.
La minore protezione dei conti correnti, spiega MF-Milano Finanza, è legata al rialzo dell’inflazione e all’aumento dei depositi durante la pandemia.
La garanzia nei Paesi Ue (in assenza di uno schema comune) è inferiore a quella di altre aree geografiche.
“Negli Usa la soglia è a 250 mila dollari e in Giappone è prevista una copertura illimitata per i conti di pagamento a condizioni specifiche”, ha osservato Angelini.
Le osservazioni di Angelini sono legate all’esperienza delle crisi di marzo delle banche regionali americane e di Credit Suisse.
Le autorità di Usa e Svizzera, a fronte del forte deflusso di depositi (anche in istituti non collegati a quelli in difficoltà), hanno esteso la protezione sui conti.
In particolare, gli Usa hanno offerto una garanzia temporanea illimitata per le banche in crisi.
Si è così riaperta la discussione sul livello ottimale di protezione, che comunque non potrà essere illimitato in modo permanente anche a causa del carico eccessivo per le banche (che alimentano i fondi di tutela).
Le nuove regole Ue in discussione (nel pacchetto Crisis Management Deposit Insurance o Cmdi) hanno reso più facile l’utilizzo preventivo dei fondi di garanzia nelle crisi (grazie all’eliminazione della cosiddetta super-priority).
Secondo Bankitalia manca però in Europa una “financial stability exemption” per varare misure eccezionali nelle crisi, come quella applicata da Usa e Svizzera.
“L’assenza di qualche forma di clausola di salvaguardia nel nuovo progetto legislativo dell’Ue appare discutibile”, ha osservato Angelini.
“La forte opposizione all’utilizzo di risorse pubbliche rappresenta un ulteriore elemento di rigidità”.
La Commissione Ue, che in passato ha considerato aiuto di Stato persino l’intervento del Fitd (sebbene costituito da denaro di banche private), nella recente proposta ha stretto i requisiti per le ricapitalizzazioni precauzionali (strumento impiegato in passato per Mps).
Per Angelini alcune parti della normativa Ue sulle crisi bancarie “danno priorità alla parità di condizioni e alla necessità di contenere gli aiuti di Stato rispetto all’obiettivo della stabilità finanziaria: occorre trovare un nuovo equilibrio”.
Perciò “le nuove norme dovrebbero introdurre un certo margine di manovra per affrontare eventi eccezionali”.
Inoltre, ha aggiunto Angelini, si potrebbe ridurre la complessità del sistema, per esempio eliminando il coinvolgimento del Consiglio Ue per l’uso del Fondo di risoluzione europeo.
Inoltre per Bankitalia dopo le recenti crisi si potrebbero aggiornare gli indici di liquidità (Lcr e Nsfr) e introdurre modi per ridurre i deflussi di depositi.
Infine le banche dovrebbero avere collaterale sufficiente per avere risorse di emergenza dalla banca centrale: in tal senso la Svizzera sta introducendo un paracadute pubblico permanente sulla liquidità degli istituti.
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