Banca d’Italia allarga i suoi controlli alle imprese che non sono direttamente sue vigilate ma che hanno un ruolo chiave per la stabilità del sistema finanziario.
Si tratta delle aziende di consulenza cui sim oppure società di gestione (meno frequentemente piccole banche) delegano esternamente funzione vitali per la loro attività, come la compliace o l’audit.
Gli ispettori dell’istituto guidato dal governatore Ignazio Visco, secondo quando risulta a MF-Milano Finanza, nelle scorse settimane avrebbero chiuso un’ispezione su una società di consulenza che ha ampio peso nel mercato, fornendo i suoi servizi a un numero rilevante di intermediari finanziari.
Il rischio che Via Nazionale vuole evitare è che i servizi offerti dalle società di consulenza non tengano adeguatamente conto delle peculiarità del singolo operatore, con una standardizzazione eccessiva (imposta dalla volontà di contenere i costi) in processi che sono però cruciali per le imprese finanziarie, che vanno appunto dalla compliance, al controllo interno, fino all’antiriciclaggio.
Ecco perché Visco avrebbe inviato i suoi ispettori, effettuando analisi a campione anche sui clienti delle società di consulenza e effettuando con loro alcune verifiche incrociate.
Del resto, benché Banca d’Italia non abbia poteri di vigilanza sulle società di consulenza, impossibilitata quindi a comminare eventuali sanzioni in caso di carenze rilevate, la responsabilità resta comunque in carico ai soggetti vigilati (quindi a sim e società di gestione) e a pesare, ovviamente, è anche la moral suasion che l’autorità di controllo è in grado di esercitare per invogliare il mercato a seguire le sue indicazioni.
Ma nel caso di specie sarebbe stato comunque fornito dagli ispettori anche un piano d’azione da realizzare nel prossimo biennio da parte della società di consulenza.
La volontà, in ogni caso, non è punitiva. Anzi. l’intenzione del regolatore, piuttosto, è quella di spingere il mercato ad alzare i suoi standard di qualità riducendo il rischio e, a questo scopo, le ispezioni di Banca d’Italia potrebbero presto essere replicate in altre società di consulenza e, a cascata, sui loro clienti che sono soggetti appunto vigilati.
Gli ispettori di Via Nazionale starebbero riservando attenzione, tra gli altri, al comparto dei gestori dei fondi alternativi, che negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo decisamente rilevante.
Guardando, anche in questo caso, alla qualità dei servizi che le società di gestione hanno scelto di esternalizzare, con l’obiettivo di osservare con maggiore attenzione gli assetti organizzativi e quelli di governance delle società di gestione.
Non solo. Tra gli aspetti finiti sotto esame da parte di Via Nazionale ci sono per esempio quelli che riguardano i possibili conflitti d’interesse, o il patrimonio di vigilanza (che secondo Banca d’Italia deve essere capiente oltre i requisiti minimi), ma pure l’adeguatezza della struttura organizzativa, come anche il corretto esercizio delle deleghe.
In altri termini, proprio per il tramite delle società di consulenza alle quali chiedono i servizi, i gestori dovranno alzare i loro standard in un mercato cresciuto in fretta e che, ad oggi, è ancora caratterizzato da intermediari di dimensioni ridotte con strutture organizzative troppo leggere focalizzare sui risultati e qualità dei controlli che hanno spazi di miglioramento.
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