Il presidente del Veneto Zaia ha sostenuto sul Corriere della Sera che l’art 12 della direttiva servizi che impone l’avvio di una procedura selettiva per l’accesso ad attività il cui esercizio è limitato dalla scarsità di risorse naturali non è sufficientemente flessibile. Mi dispiace, ma non è proprio così. La direttiva, infatti, è molto aperta: non specifica quale procedura selettiva debba essere adottata, né su cosa debba vertere l’aggiudicazione. Tutto è lasciato alla discrezionalità degli Stati membri che possono basarsi sulle specifiche condizioni locali e … sulla microeconomia. Ci sono due problemi: 1) i gestori degli stabilimenti balneari hanno investito nella loro attività per decenni e non devono essere espropriati degli investimenti anche immateriali effettuati; 2) Lo Stato percepisce un canone concessorio irrisorio per attività in alcuni casi molto remunerative. Come risolverli entrambi e con facilità (soprattutto senza contenziosi ed eccessiva discrezionalità)?
Il mercato ci può aiutare, come da tempo sostengo. L’ipotesi di partenza è che il profitto di uno stabilimento balneare dipenda per il 50% dalla gestione e per il 50% dal terreno concesso (probabilmente è molto più 30-70, ma con una divisione 50-50 si favoriscono i gestori!). Una volta stabilito il valore della gestione, abbiamo quindi anche il valore della concessione. Prima della gara, il gestore uscente comunica il valore a cui è disposto a cedere la gestione dell’attività e in questo modo indica anche il valore della concessione, sui cui poi verrà calcolato il canone concessorio, diciamo il 2,5%.
La concessione viene poi affidata a chi è disposto a fornire un canone più elevato, ma una volta che si è aggiudicata la gara deve corrispondere al gestore uscente il valore di cessione da lui richiesto. Se nessuno si presenta alla gara, la concessione resta al gestore uscente che pagherà il canone ricalcolato. Per favorire i gestori esistenti, si potrebbe pensare che il nuovo entrante si aggiudichi la concessione solo se è disposto a pagare un canone significativamente più alto, per esempio superiore al 2,75% del valore. Gli incentivi di tutti verrebbero salvaguardati, l’incentivo dei gestori a investire (peraltro fino al termine della concessione) e quello dei nuovi gestori a entrare nel mercato se hanno un progetto migliore, il tutto corrispondendo allo Stato un canone adeguato.
La direttiva europea verrebbe rispettata, nessuno subirebbe espropri e ai più efficienti non sarebbe negato l’accesso al mercato. Perché questa mia proposta (che ormai tutti conoscono) non viene accolta? Sperano tutti (gestori e Stato) che le gare non si facciano, ma è una pia illusione! E’ infatti un principio di buona amministrazione, Europa o no, far si che le risorse pubbliche siano affidate ai privati in maniera trasparente, senza privilegi o ingiustificate discrezionalità.
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