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Autorizzare il MES con il passaggio attraverso il Parlamento | L’analisi di Mario Monti

Il Parlamento dica sì ma impegnando il governo a utilizzare la misura solo previa sua autorizzazione. Questa la soluzione proposta da Mario Monti sul Corriere della Sera. Il dibattito, ormai stucchevole, osserva il senatore a vita, contrappone con ferocia «due fazioni: gli uni attribuiscono al Mes valore salvifico, gli altri vedono nella ratifica di questo trattato l’anticamera della dannazione, che l’Europa starebbe freddamente premeditando contro la nostra Nazione, forse contro la nostra civiltà».

«È ora di uscire da questo indegno spettacolo che mortifica l’intelligenza degli italiani ed è manna per chi in Europa ama dileggiare l’Italia e il bizantinismo della sua politica. Si adotti una linea pragmatica. Si lasci a ciascuno la possibilità di tenersi le proprie convinzioni, siano esse millenaristiche, apocalittiche o agnostiche. In ogni caso la salvezza o la dannazione, per chi ci crede, potrà dipendere dall’uso che eventualmente il governo italiano potrebbe fare, in futuro, degli strumenti previsti dal Mes, non dalla ratifica in sé».

«Per tenere in casa nostra questa tenzone singolare senza forzare nessuno a cambiare idea, evitando però che il volo degli stracci a Roma risuoni in tutte le capitali europee, si metta nelle mani del Parlamento una chiave che all’occorrenza possa bloccare il governo italiano, senza prendere in ostaggio l’Europa intera. Basterebbe che nella proposta di legge con la quale “Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare l’Accordo recante modifica del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità, fatto a Bruxelles il 27 gennaio e l’8 febbraio 2021”, oppure in un ordine del giorno presentato contestualmente in Parlamento, figurasse un articolo del seguente tenore: “Il Parlamento impegna il governo a non utilizzare gli strumenti finanziari ivi previsti, senza specifica autorizzazione del Parlamento”. Non ci sarebbero né vincitori né vinti, tra le forze politiche e i singoli parlamentari».

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