A ottobre 2017, meno di un anno prima della prematura scomparsa, Sergio Marchionne, nella sua Lectio Magistralis pronunciata in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Ingegneria Meccatronica da parte dell’università di Trento, pronunciò una profonda critica al settore delle auto elettriche.
“Le auto elettriche possono sembrare una meraviglia tecnologica, soprattutto per abbattere i livelli di emissione nei centri urbani, ma si tratta di un’arma a doppio taglio”, osservò Marchionne.
“Forzare l’introduzione dell’elettrico su scala globale, senza prima risolvere il problema di come produrre l’energia da fonti pulite e rinnovabili, rappresenta una minaccia all’esistenza stessa del nostro pianeta”.
Le decisioni legislative, di stampo Ue e non solo, hanno accelerato un percorso assai complesso, pur auspicabile, in modo forzoso.
Oggi il rischio, anzi la realtà dei fatti, è che il mercato degli Ev-Electric Vehicles è finito su una strada troppo stretta e si è quasi fermato.
Non solo perché, a conti fatti, per ogni Ev il produttore perde decine di migliaia di euro o di dollari, che se si vuole sarebbero poco sul totale e, forse, un investimento.
Ma anche perché i temi della carenza di produzione di energia, aggravata dalla nuova e mostruosa crescita di consumi di Data Center e AI, dei limiti o dell’assenza delle reti di trasmissione, restano irrisolti.
Mancano il carisma, la lungimiranza e la schiettezza, talvolta brutale, di Marchionne.
I suoi sostituti in Stellantis (che forse Marchionne avrebbe saputo negoziare e gestire in modo diverso) e colleghi ceo di altre grandi case automobilistiche hanno mostrato di non avere lo standing per gestire le difficili scelte che richiedevano un miglior confronto con la politica o, meglio, per costruire insieme una grande politica industriale, con meno tattica e più visione strategica.
Sarebbe stato bello vedere Marchionne, con la sua visione globale ma con le sue origini famigliari abruzzesi, confrontarsi con il ministro Adolfo Urso sul futuro dell’auto in Italia.
Ascoltarlo in audizione al Parlamento Europeo, dove le lobby verdi e dell’automotive si scontrano aspramente (visioni ideologiche contro interessi) ma non sanno esprimere e sintetizzare una visione credibile.
Sentirlo parlare al congresso Usa, dove forse sarebbe stato l’unico top manager europeo ascoltato con attenzione, sulla competizione mondiale nell’auto, a partire da quella con la Cina, e sull’opportunità o meno di esasperare la politica dei dazi.
Purtroppo Marchionne da luglio 2018 non c’è più.
Possiamo immaginare che avrebbe suggerito all’Ue di promuovere grandi piani di investimenti in reti elettriche sovranazionali, che non possono certo essere fatte solo dai privati e dall’industria auto.
Rafforzando così i legami, con fondi e grandi investimenti condivisi.
Speriamo che un altro italiano apprezzato in Europa e negli Usa, qual è Mario Draghi, possa esprimere e sostenere una visione simile.
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