L’Ufficio parlamentare di bilancio, pur validando il quadro programmatico della Nadef, ha sollevato nuovi dubbi sul piano di privatizzazioni prospettato dal governo. Ma il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti rassicura: le privatizzazioni si faranno. E anzi fornisce qualche dettaglio: si guarda alle “infrastrutture strategiche”, dice. E, incalzato, seppur con una battuta e senza dichiarazioni esplicite, non respinge l’ipotesi che si possa partire riaprendo il dossier Ferrovie dello Stato o guardando ad Autostrade, oggetto proprio negli ultimi giorni di rumors giornalistici.
Dopo la Banca d’Italia e la Corte dei Conti a mostrare esitazione sul progetto è anche l’Upb. «Vi è incertezza sull’effettiva realizzazione del programma di dismissioni mobiliari, dal quale dovrebbero derivare proventi per almeno l’1% del Pil entro il 2026», osserva la presidente Lilia Cavallari, evidenziando gli importi “rilevanti” soprattutto considerando i dati sulle privatizzazioni degli anni immediatamente precedenti la pandemia.
Giorgetti però difende la linea del governo. È un “percorso ad ostacoli”, ammette ricordando il caso Ita: ma lo «vogliamo perseguire, è un progetto ambizioso, ma penso che potrà essere realizzato». E se su Mps «stiamo valutando e valuteremo come e quando anche in un’ottica politica industriale», nel piano c’è anche altro: si stanno valutando le infrastrutture e ci sono “concessioni importanti” prossime a scadenza, dice Giorgetti. E ai giornalisti che insistono: autostrade, strade, ferrovie? «L’inversione dei fattori, come dicono a scuola, potrebbe aiutarla a capire», risponde il ministro con una battuta.
A preoccupare l’Upb c’è anche il Pnrr. Le criticità “permangono”, l’attivazione degli investimenti risulta finora “modesta”: e in una situazione in cui non c’è più spazio per ulteriori rinvii, senza la piena attuazione del piano sono a rischio sia il Pil (1,5 punti in meno se non venisse realizzato il 50%) che il debito. Ma Giorgetti puntualizza: il ragionamento da fare è che «dei progetti decisi due anni fa hanno dei costi non più sostenibili: se costano il 30% in più che facciamo aumentiamo del 30% la spesa sul bilancio o riduciamo del 30% i progetti?».
Sul deficit invece resta l’incognita dei bonus edilizi e sul 2024 anche la più elevata spesa per interessi, osserva l’Upb, che valida il quadro della Nadef ma rileva anche come manchino maggiori informazioni sulla richiesta di indebitamento. E mentre il nuovo scenario di guerra «attenua le luci positive sull’economia mondiale», le prospettive per l’Italia restano incerte: «Ci aspettiamo una seconda metà anno non particolarmente brillante», dice l’Upb. E anche l’Istat, che ad agosto registra per la produzione industriale un +0,2% mensile ma un -4,2% annuo, conferma la debolezza dell’economia anche nei prossimi mesi.
Proprio l’incognita della guerra potrebbe portare a ripensare i saldi di bilancio: «se la situazione peggiora bisognerà fare altre riflessioni», dice Giorgetti, che indica nella sostenibilità del debito la sfida più importante. Proprio in questa situazione “totalmente eccezionale” la manovra resta confermata con una base in deficit di 15,7 miliardi, non di più. La misura principale sarà il taglio del cuneo, di cui Giorgetti rivendica la paternità (“sono fiero di aver messo un’ipoteca a beneficio dei lavoratori”).
E poi misure per le famiglie con più di 2 figli, l’avvio della nuova Irpef a 3 aliquote e rinnovi dei contratti della P.a, con «cifre significative» e priorità alla sanità (con un impatto sul Pil che si punta a riportare ai livelli pre-covid). Ma in manovra ci sarà anche un «grande taglio della spesa»: e l’avvertimento di Giorgetti è rivolto a ministri e parlamentari: qualcuno non sarà contento, ma il «ferreo controllo della spesa» è ormai «un imperativo non più eludibile». In questo quadro la Nadef e lo scostamento sono attesi domani alla prova del voto in Parlamento. Un momento cruciale, per il quale il governo ha chiesto la presenza massiccia di tutti. Che potrebbe essere suggellato dalla presenza in Aula della premier Giorgia Meloni.
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