Il cambiamento climatico e gli eventi meteo estremi come tempeste, grandinate, ondate di calore, alluvioni, siccità, determinano una nuova forma di “inflazione climatica” a danno dei consumatori e tutta una serie di nuovi disservizi quasi sconosciuti nei decenni passati.
Lo afferma Consumerismo No Profit, che lancia l’allarme sulle conseguenze di maltempo, caldo estremo e grandinate per le tasche delle famiglie italiane.
Il cambiamento climatico impatta sulle risorse, sull’agricoltura, sulle infrastrutture e sulla produzione di energia, comportando un aumento dei costi generali in termini di adattamento, produzioni, riparazione e ricostruzione, che a sua volta influenza i prezzi dei beni e dei servizi offerti al pubblico – spiega Consumerismo -.
Ad esempio, il costo di un bene agricolo aumenta a causa di una minore disponibilità di produzione dovuta a un cambiamento climatico negativo, come sta accadendo da molti mesi a numerose tipologie di ortaggi o frutta.
Persino i prezzi di alcuni servizi essenziali come voli, treni, forniture di acqua, gas ed elettricità, sono fortemente soggetti ad eventi estremi di questa natura.
Il cambiamento climatico ha generato quindi una nuova forma di andamento dei prezzi che può essere così definito “inflazione climatica”.
In base alle stime di Consumerismo No profit, nel solo settore alimentare i cambiamenti climatici impattano fino al +3,2% sui prezzi al dettaglio, con un aggravio di spesa in media pari a 246 euro annui per una famiglia con due figli solo per l’acquisto di cibi e bevande, e una stangata complessiva sugli italiani, a parità di consumi, di circa 4,7 miliardi di euro all’anno.
Se poi si considera il maggior uso di condizionatori e ventilatori per difendersi dalle ondate di caldo, apparecchi che hanno effetti diretti sui consumi di energia, l’impatto del caldo in bolletta – alle attuali tariffe elettriche – è di circa 110 euro annui a nucleo, oltre 2,8 miliardi di euro considerata la totalità delle famiglie italiane.
I settori più colpiti dai cambiamenti climatici, secondo lo studio di Consumerismo No Profit, sono: agricoltura e alimentazione, attraverso una riduzione della produzione agricola e della disponibilità di cibo sui mercati, con conseguente aumento dei prezzi; acqua, con la siccità prolungata che riduce le tradizionali riserve idriche, influenzando il consumo domestico e industriale di acqua e maggiori costi per il trattamento dell’acqua potabile; energia, con una maggiore domanda di elettricità per il raffreddamento degli ambienti e una raffica di estesi blackout energetici causati dal caldo estremo e dalla crescita dei consumi.
Il peso si avverte anche sui trasporti perché gli eventi climatici estremi, come tempeste, alluvioni e caldo intenso, stanno danneggiando le infrastrutture di trasporto, rendendo difficile il trasferimento delle persone e delle merci.
Sono innumerevoli i disagi e disservizi legati a questi fattori.
Infine, il cambiamento climatico sta fortemente condizionando la crescita economica, con impatti sulle attività industriali e commerciali.
Per saperne di più:

L’Italia delle case vuote nei posti sbagliati | Lo studio

Il fiscal gap che soffoca le nuove generazioni a danno di quelle attuali | L’analisi di Laurence Kot...

Quando le disuguaglianze aumentano e le opportunità di mobilità si riducono, fiducia e coesione risc...

Disagio socio-economico: nove indicatori per mappare le fragilità sociali nei quartieri di 25 | Il r...

La regia occulta dietro le rivolte di Milano e Torino | L’analisi di Maurizio Molinari






