Argia Sbordone (Fed): «Il Covid avrà effetti di lungo periodo, bisogna tutelare il lavoro»

“Tutto tornerà come prima, una volta fatti i vaccini? Sono molto scettica quando sento fare previsioni del genere. Credo che questa esperienza avrà effetti di lungo periodo e molte cose cambieranno in maniera definitiva” e anche per questo “le politiche pubbliche devono prendersi cura sia di chi perde il lavoro, sia in genere delle categorie più deboli impegnate in funzioni essenziali”. Risponde così in un’intervista al Corriere della Sera Argia Sbordone, che lavora alla Federal Reserve di New York, la più importante nella rete federale della banca centrale americana, dove è vicepresidente.

Secondo Bordone questa recessione distrugge di più il lavoro di donne, giovani e persone a basso reddito perché “sono colpiti di più servizi come il commercio al dettaglio, l’ospitalità, i viaggi e in genere tutti i lavori nei quali conta il rapporto diretto fra persone, settori in cui sono occupati in particolare i giovani, le donne e i lavoratori meno qualificati”.

Per la vicepresidente della Fed, pertanto, “preservare i posti era importante all’inizio della crisi, ma alla lunga rischia di non favorire la riallocazione delle risorse che è necessaria in un sistema dinamico”, quindi “bisogna lasciare che il lavoro e gli investimenti si spostino dai settori per i quali non c’è vitalità a quelli per i quali c’è”. “A un certo punto – chiosa – bisogna proteggere più i lavoratori che non i posti di lavoro”.

Ma la crisi come si evolverà? Alla domanda Sbordone risponde affermando che “con il CARES Act, che ha dato un sostegno al reddito alle persone. A posteriori e’ stato criticato in quanto sarebbe stato troppo generoso, ma ha sostenuto i consumi e consentito un alto tasso di risparmio”. Per cui, “in parallelo il governo federale ha offerto alle piccole e medie imprese trasferimenti diretti o prestiti convertibili in trasferimenti. E’ stato un intervento massiccio su tutti i fronti e contribuisce a spiegare perché l’economia sia rimbalzata tanto nel terzo trimestre” tanto che “in Europa la risposta non ha favorito la riallocazione delle risorse verso le aree più dinamiche”.

Così “il primo intervento è stato necessario per fermare il crollo, ma era importante lasciare aperta la via della riallocazione”, ciò che spiegherebbe anche perché la recessione negli Usa sia meno profonda che in eurozona.

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