«La valorialità femminile può fare la differenza, non solo ai vertici ma anche in postazioni meno apicali, perché senza siamo destinati a mettere in discussione il nostro futuro».
Lo ha detto la Presidente Nazionale di Aidda Antonella Giachetti all’evento organizzato per festeggiare i sessant’anni della più antica associazione di imprenditrici italiane, nata a Torino nel 1961. Tra i partecipanti all’incontro, la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, la sindaca di Torino Chiara Appendino e la chair del W20 Linda Laura Sabbadini.
«Per le donne è più difficile fare politica, fare le imprenditrici, è più difficile esporsi – ha detto la Sindaca di Torino Chiara Appendino – chiediamoci il perché. Molte donne non sono libere di scegliere, perché oggi vivono in una società in cui sulle stesse donne c’è un carico maggiore».
«Negli ultimi anni sono stati fatti passi avanti, anche grazie ad associazioni come Aidda, ma la battaglia deve essere di tutte la società, perché se c’è più inclusione, c’è più capacità di raggiungere gli obiettivi ed è più giusto».
Nella sua relazione introduttiva – riferisce una nota – Giachetti ha parlato di «un momento importante per le imprenditrici e per Aidda, che nel corso di questi decenni hanno creato e sostenuto l’economia del nostro Paese. Oggi ci sono temi urgenti da affrontare e la pandemia, che si è rivelata un flagello ma anche una opportunità per cambiare, ce lo ha confermato».
«Sono emerse le fragilità dell’essere umano e del sistema. La nostra società deve prendersi cura del nostro pianeta e delle persone, intervenendo collettivamente e individualmente. Oggi il futuro è visto più come una minaccia che con speranza».
«È necessaria una ecologia economica. Non c’è economia senza ecologia, semplicemente perché non sarebbe economico. Nel corso di questi anni ci siamo dimenticati di contabilizzare i costi creati da noi stessi, e che oggi stiamo pagando. In questo senso il ruolo delle donne diventa fondamentale perché possono portare una nuova dimensione».
Sabbadini ha quindi sostenuto che «bisogna fare i conti con la resistenza culturale che esiste, in particolare, nel nostro paese. Dobbiamo sapere ad esempio che al sud più del 60% delle donne laureate lavora, contro poco più del 20% di chi ha la licenza media».
«Dobbiamo abbattere questi stereotipi culturali, spesso inconsapevoli, investendo sulle persone fin da bambini, con una formazione continua. Dobbiamo dire basta ai libri di testo dove le donne sono rappresentate come casalinghe e gli uomini come dei capi. Serve una rivoluzione culturale».
La Chair del W20 si è poi soffermata sul Global Health Summit svoltosi ieri a Roma, sottolineando l’importanza della Dichiarazione di Roma, ma anche «la mancanza di attenzione per la medicina di genere, perché deve essere al centro della discussione. Vaccini, farmaci dobbiamo sapere che hanno reazioni diverse tra uomo e donna. Attualmente la medicina è androcentrica».
Sabbadini ha concluso sottolineando come in Italia «sulla parità di genere la democrazia sia menomata. Nel Pnrr è affrontata solo inizialmente, va vista come solo un punto di partenza».
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte che ha sottolineato come l’imprenditoria femminile sia parte importante di un cambiamento inteso non solo come opportunità ma come necessità per il futuro.
Per la Sherpa del W20 Martina Rogato, invece, «è necessario parlare di aziende responsabili che fanno un percorso di sostenibilità, vista come pratica di business importante per creare valore. Le nuove generazioni ci chiedono più sostenibilità, non solo come cittadini ma come fattore necessario anche per gli investitori e per il mondo finanziario in generale».
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