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Angelo Panebianco (Corriere della Sera): «Parlamentarismo e presidenzialismo sono etichette su scatoloni vuoti»

Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco si occupa di riforme istituzionali ricordando che parlamentarismo e presidenzialismo sono solo etichette su scatoloni vuoti. Ci sono buoni e cattivi parlamentarismi, buoni e cattivi presidenzialismi.

È sbagliato scegliere, per partito preso, fra i suddetti scatoloni senza conoscere i dettagli. Ciò premesso, non nascondiamoci le grandi difficoltà che incontrano sempre in Italia i tentativi di intervenire sui rami alti della Costituzione (governo, rapporti fra governo, Parlamento e presidenza della Repubblica).

Difficoltà che hanno fin qui sempre fatto fallire i vari progetti riformatori, per la seguente ragione: c’è una parte ampia del Paese (fino ad oggi è risultata maggioritaria) che non vuole in nessun modo un rafforzamento dell’esecutivo e, più precisamente, dei poteri del capo del governo.

Presidenzialismo, cancellierato, sindaco d’Italia e qualunque altra formula si voglia immaginare, sono slogan dietro ai quali si intravvede la stessa aspirazione: mettere fine al vizio d’origine della Repubblica, fare dell’Italia una democrazia governante, accrescere i poteri di chi sta al vertice dell’esecutivo, dare più stabilità al governo.

Che cosa si è sempre obiettato a chi voleva il rafforzamento del governo? Che stava spingendo il Paese verso una deriva autoritaria. Chiunque voglia dare più poteri all’esecutivo si espone a campagne che lo dipingono come un golpista.

Dietro al tradizionale fuoco di sbarramento ideologico contro le aspirazioni a irrobustire la figura del capo del governo dando contemporaneamente più stabilità al medesimo, si intravvede l’azione di diverse forze che riterrebbero pericoloso per i loro interessi e le loro rendite di posizione un accrescimento dei poteri e della durata degli Esecutivi.

A costoro non interessa un equilibrato sistema di pesi e contrappesi. Interessa che ci siano, come ci sono, solo contrappesi senza pesi, i poteri di veto che si mangiano il potere di decisione.

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