Il rilevante e per certi versi prevedibile aumento del tasso unitario e dello stock complessivo di risparmio maturato in Italia nei mesi post pandemia ha riacceso il dibattito sulla possibile destinazione a fini produttivi di questo prezioso “carburante” dell’economia.
Il positivo andamento di breve periodo dei mercati azionari è certo un fattore favorevole e così pure i più che buoni andamenti medi registrati di strumenti come i PIR negli ultimi anni. Il ragionamento deve assumere però contorni maggiormente strutturali, anche perché in parte v’è da sperare che la componente straordinaria di questo risparmio torni a tradursi in consumi, con il venire meno dell’incertezza legata agli effetti della pandemia. Non dobbiamo mai dimenticare infatti che il risparmio è in primis uno strumento per gli obiettivi di chi lo possiede e anche il c.d. country bias (investire in asset del proprio paese) è funzionale solo sino a un certo punto.
Il limitato utilizzo a fini di investimento produttivo del risparmio privato ha radici profonde nel nostro paese, dovute a fattori strutturali (come l’elevato debito pubblico finanziato con risparmio interno) e culturali. Per questo l’evoluzione del quadro regolamentare negli ultimi anni è stata fondamentale, ma non può essere considerato alla stregua di un meccanismo automatico, perché i comportamenti si adeguano nel tempo e con modalità non ovvie. Se pensiamo non solo ai PIR ma a tutta la gamma di strumenti finanziari disponibili, questi dal lato dell’offerta consentono diversificate iniziative imprenditoriali mentre gli incentivi sono persino generosi dal lato della domanda.
Ora è quindi bene perseguire una certa stabilità delle regole e concentrarsi su educazione e diffusione applicativa dei variegati strumenti e delle opzioni disponibili, nonché agire con modesti fine tuning regolamentari, se del caso, augurandosi che il quadro macro – politico ed economico – resti favorevole il più a lungo possibile. Questo approccio è meno “spendibile” sul mercato della politica e nell’agone delle idee ma sarà più produttivo per l’economia e la società nel suo complesso.








