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Alla Spagna il Centro non basta più | L’analisi di Stefano Stefanini

Stefano Stefanini sulla Stampa commenta l’esito del voto spagnolo osservando che “il centro non basta più”.

“Stamattina – scrive l’editorialista – la Spagna si sveglia senza un governo certo, con Alberto Núñez Feijóo vittorioso di misura ma senza maggioranza neppure in coalizione con Vox, grande sconfitto dal voto; l’Europa si interroga sulla prova generale delle elezioni europee del prossimo 6-9 giugno; Bruxelles si prepara a nuove geometrie intergovernative, a cominciare proprio dal governo spagnolo, presidenza di turno fino a dicembre.

La scommessa di Pedro Sánchez sul voto anticipato in piena estate ha pagato.

Lo spostamento a destra dell’asse politico spagnolo c’è stato ma verso il centro conservatore del Partito Popolare, che sopravanza appena il Psoe, non verso l’estrema destra sovranista di Vox nettamente ridimensionata dalla perdita più di un terzo dei seggi.

All’estrema sinistra Sumar ha tenuto discretamente: seggio più, seggio meno ha pareggiato con Vox.

Con i due blocchi in relativo equilibrio, le sorti del governo possono finire nelle mani dei piccoli partiti.

Nel voto di ieri – sottolinea Stefanini – giocavano due fattori non esportabili.

Pedro Sánchez e Alberto Núñez Feijóo sono entrambi andati contro corrente sfidando due linee rosse del consenso nazionale.

L’uno con l’indulgenza verso gli indipendentisti catalani e baschi che gli ha permesso di governare; l’altro con le alleanze regionali con un partito, Vox, che non nasconde nostalgie franchiste.

In Spagna, queste deviazioni dal solco tradizionale della politica interna toccano nervi scoperti.

Riflettono però anche un fenomeno europeo e occidentale: un tempo bastava conquistare il centro per vincere le elezioni, adesso per governare bisogna catturare gli estremi magari con alleanze indigeste.

Pur non generalizzando il voto di ieri su scala europea, non c’è dubbio che si collochi nel solco delle recenti elezioni in Italia, Finlandia e Svezia che – conclude – hanno portato nella coalizione di governo partiti dichiaratamente sovranisti.

L’Ungheria di Viktor Orbán e la Polonia di Mateusz Jakub Morawiecki – la prossima ad andare alle urne – sono sempre meno sole”.

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