Con il M5S “abbiamo lavorato tanto, e con determinazione, per arrivare a questo risultato perché abbiamo sempre pensato che il blocco delle “porte girevoli” fosse un principio di civiltà. Se ne parlava da decenni, e sono orgoglioso di aver inserito questa regola nella mia riforma del Csm, approvata nel governo Conte 1 e confermata in consiglio dei ministri anche nel Conte 2, in piena pandemia”. Lo dice in un’INTERVISTA a La Repubblica, l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.
Oggi, “dopo qualche tentennamento, gli emendamenti del governo confermano l’impianto originario della mia riforma” spiega. Quella sui magistrati è “una regola che salvaguarda l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Un giudice che decide di dedicarsi alla politica può dare un grande contributo di esperienza e competenza, ma è evidente che a quel punto perde l’immagine di terzietà che è fondamentale nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali.
Quindi è giusto che quella toga che entra in politica non possa più tornare indietro” aggiunge. Venendo alle polemiche sul caso Garofoli “il M5S non fa mai questioni personali e la riforma si applicherà per i casi futuri – commenta – ma mi sembra chiaro che se stabiliamo, per esempio, che un magistrato eletto in Parlamento non possa più tornare a vestire la toga, allora è evidente che la stessa regola debba valere per il magistrato che abbia incarichi di governo e che, quindi, definisce la linea politica del potere esecutivo”.
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